felici
Yasmina Reza

Felici i felici

Adelphi / pp. 163 / € 18 euro
9

«Essere felici è un talento» azzarda un uomo mentre inforca gli spaghetti a tavola con gli amici: la felicità in amore, cruccio tanto per gli uomini quanto per le donne, dipende dall’attrezzatura personale, è, al massimo, questione di allenamento. E di sforzi ne devono fare parecchi i personaggi di Felici i felici, a leggere le loro confessioni brevi e perfette. Ardori inespressi e ricordi mai sepolti si alternano nei loro monologhi, in cui la voce narrante richiama continuamente la voce degli altri, formando un’intricata rete di conoscenze, amici di amici, sposati con e amanti di. Un microcaos in cui è il dietro le quinte a fare scena, un teatro dove la moglie tradita cerca la complicità dell’amante del marito davanti a un aperitivo, dove l’uomo professionalmente realizzato anela alla tristezza amorosa, salvo poi comprarsela tra i corpi prostituiti delle banlieues parigine. Gli uomini, persi e confusi, contestano alle donne di aver rubato loro il ruolo di martiri come se, dopo anni di scontri fra patriarcato e femminismo, l’agognato oggetto della contesa sia il privilegio di essere commiserati, il diritto a lamentarsi.

Le donne, invece, si arrovellano nei loro animi facendo mostra, nello sbandamento, di un certo damage control: tacciono i segreti familiari penosamente rivelati dagli uomini e affrontano le crisi dei mariti con ironica superiorità. «In quella casa qualcuno ha deciso che bisognava essere felici» dice Darius Ardashir, il personaggio più vicino alla verità, ma alla cui voce l’autrice non concede nessun capitolo. Un modo per celare la sostanza sull’essere felici? Forse, ma la vita è quella e sia essa narrata da noi stessi o dagli altri, è sempre e solo un racconto. La felicità è una vocazione individuale, è volgersi a se stessi: «l’importante è non contraddirlo» confida un amico a Darius Ardashir riguardo a un tale affetto da Alzheimer, «gli do sempre ragione». La felicità non bada al consenso degli altri, è autoreferenziale. «Che malattia meravigliosa» sospira Darius Ardashir.

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