klay
Phil Klay

Fine missione

pp. 250 / € 19
7.5

La prima cosa che fa il sergente Price appena rientrato a casa è baciare sua moglie e accarezzare il suo cane: se lo ricordava più in forma, ma è anche vero che la vita di prima sembra lontanissima, adesso che è rientrato dalla missione. Qualche pagina dopo, porta il cane vicino al fiume e gli spara tre colpi, perché non soffra.

I dodici racconti che formano Fine missione di Phil Klay (la traduzione è di Silvia Pareschi) sono pieni di queste immagini che non possiamo capire né definire crudeli: come in una vecchia barzelletta che dice «sai quanti veterani del Vietnam servono per avvitare una lampadina? Non puoi, non eri là» non si ha risposta, e quindi il punto è ascoltare, se la guerra non l’hai vissuta e non sai cosa significa vivere sempre in codice arancione, quando riesci a scorgere una monetina in mezzo alla strada, la chimica del cervello cambia e percepisci ogni cosa. Né cosa vuol dire dover tornare al codice bianco, né che questa guerra – anzi, queste guerre – sono fatte da sparatorie e esplosioni, ma anche da periodi di freddo intenso, buche da riparare nelle strade, partite a carte e astinenza.

Gli artisti e le tipe, anche quelle pacifiste, non vogliono ascoltare questo, vogliono le lacrime o le storie che si concludono con un ghigno da pazzo e i personaggi di Klay li accontentano, perché quello che sperano di ottenere da loro è un po’ di calore, un abbraccio sul letto rifatto da parte di una ex, una lapdance più spinta ottenuta grazie alla divisa dell’esercito.

Se è vero – e ne parla in Storie di guerra – che non esiste una mitologia delle campagne in Iraq e un’iconografia post Full Metal Jacket, questo libro è, allora, una ferita non penetrante al torace e fa lo stesso male. Phil Klay fa della fiction su qualcosa che finzione non è, la riscrive come racconti, senza dire cosa succede dopo, perché forse un dopo non c’è veramente. Uno dei racconti si chiama Corpi e ci sono generali e spogliarelliste e io non ho ancora capito a quali corpi si riferisse.

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