Luca_Quarin_Il_battito_oscuro_del_mondo
Luca Quarin

Autori riuniti / pp. 230 / € 15
8

“E così la mia vita si ritrovò al punto di partenza, com’è tipico della vita, mi sembra”. Questo frammento de “Le risposte” di Catherine Lacey è rimbombato nel mio cervello durante tutta la lettura de “Il battito oscuro del mondo” di Luca Quarin (Autori Riuniti). La ragione è semplice: “In ogni libro si apre una porta verso un altro libro”, come ha detto Domenico Starnone. Questo vale per la scrittura, ma anche per la lettura:quando si finisce un romanzo, si intravede già la lama di luce che filtra sotto la porta del successivo che il caso, le incombenze, l’ispirazione portano tra le nostre mani.

Succedono tante cose ne “Il battito oscuro del mondo” e questo non sarebbe di per sé un merito, se Quarinnon avesse la capacità di domare sapientemente tutta la materia, di approfondire e tenere allo stesso tempo sospese le linee narrative che percorrono il romanzo. Si parte dal 1964, siamo negli Stati Uniti e ci sono i nostri protagonisti: Abbey e John. C’è il Nobel per la pace a Martin Luther King e l’elezione di Brèžnev a segretario generale del partito comunista sovietico. E si finisce nel 2016, quando sempre negli Stati Uniti siamo insieme ai nostri protagonisti: Elizabeth e William. Lì ci sono, per esempio, Internet e le più sofisticate tecnologie per dare avvio a una gravidanza. In mezzo c’è tutto il romanzo che si nutre dell’intreccio costante tra i personaggi e il mondo fuori, tra la storia e la Storia. Perché “le cose vivono tutte quante contemporaneamente ed è impossibile separarle”.

Anno dopo anno, la famiglia vive successi e cadute, ricchezze e fallimenti. Abbey e John stanno insieme, ognuno con i suoi talenti spiccatissimi, e danno all’amore la sua forma più letteraria: un mix di contrasto e intesa perfetta, la voglia di cambiare e la consapevolezza che senza l’altro non si è niente. Diversissimi nell’indole ma entrambi inadatti alla felicità, conosciamo poi i figli: Elizabeth e William. E quello che banalmente sembra un passaggio generazionale diventa il filo che lega ogni famiglia in qualcosa di unico, forse segreto, dal passato più remoto al futuro insondabile. Questi padre, madre, figlio e figlia amano la musica e la ascoltano continuamente. Amano il sesso e lo praticano con una libertà invidiabile. Le relazioni, pur conflittuali, lasciano ben poco spazio al tormento. La narrazione passa volentieri oltre, con la maturità di chi sa che al di là degli struggimenti interiori sono i fatti a contare. “L’importante è non pensare a se stessi. Non averne il tempo. Fare continuamente delle cose”.

Non si risparmia niente “Il battito oscuro del mondo” e il solo difetto che gli si può riconoscere è di dare ogni soddisfazione al lettore, concedendogli di immergere fino in fondo le mani nella storia di questa famiglia. Cosa che è sempre di godimento estremo, visto che non si tratta della propria. Il ritmo degli eventi, serrato, impedisce il depositarsi di ogni alone di tristezza. Le cose si susseguono, palpitano, e pur in forma diversa tendono a ripetersi: “Il grande sforzo è scegliere un nome nuovo per percorrere una strada nuova”. Facile a dirsi: cambiano gli anni, cambiano i protagonisti, ma la sostanza? Quello che piace è che finalmente si può estendere il pensiero di Starnone: non sono solo i libri ad aprire le porte verso qualcos’altro. È la vita che funziona così: bisogna solo capire se quelle porte alla fine sono sempre la stessa. E se questo sia un bene o un male.

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