miranda
Miranda July

Il primo uomo cattivo

Feltrinelli / pp. 216 / € 18
8.5

Avete quarant’anni, su per giù. Siete questa donna dai capelli corti e la carne flaccida, per niente talentuosi ma a modo vostro geniali: nel lavoro siete i migliori e avete anche organizzato la vostra vita solitaria per renderla il più possibile sopportabile. Sapete come scansare le incombenze, fare la pipì in una tazza se non avete voglia di alzarvi e usare sempre lo stesso piatto per evitare che gli altri si impilino come una natura morta: non è pigrizia, è un sistema.

Mettete che qualcuno vi organizzi un appuntamento, una roba elegante ma senza troppe pretese, non siete convinti ma vi impegnate al massimo: non vi tirate mai indietro perché dovete ammettere che vi piace la vita, la sua imprevedibilità. C’è quest’uomo, ma dai primi istanti intorno al tavolo capite che non può funzionare, non c’è storia, ma va bene così. Passano mesi, giorni, anni e venite a sapere che gira un commento su quella serata irrilevante e dimenticabile (non per voi che avete una memoria straordinaria e una sensibilità sopraffina) e quel commento è che “sembravate una lesbica”.

L’aneddoto si diffonde e quel vestito spesso e lungo che indossavate, con una fila di grossi bottoni scuri che dall’orlo arriva fino al colletto, diventa addirittura un simbolo, il segno rivelatore di un orientamento sessuale mai dichiarato. Sapete bene di non essere lesbiche: siete usciti con quell’uomo perché vi piacciono gli uomini. Eppure tutti intorno a voi sono strani e sospettosi, come stuzzicati da una verità che fino ad allora erano troppo distratti per notare: potreste veramente essere lesbiche. L’ipotesi diventa per tutti sempre più credibile, appena più sfumata di un dato di fatto e voi siete disarmati. Non sapreste chi convincere per prima: gli altri dell’infondatezza di questa storia o voi stessi di questa rivelazione che diventa pian piano, come per imitazione, plausibile anche ai vostri occhi.

Il senso di inadeguatezza che trasmette una situazione come questa, ai limiti dell’assurdo ma in fondo familiare come gli incubi in cui ci si presenta davanti un pericolo lampante e non riusciamo a scappare, è un po’ la sintesi della vita di Cheryl Glickman. Cheryl è la protagonista del romanzo di Miranda July “Il primo uomo cattivo”, appena edito da Feltrinelli, un libro perfetto se non fosse per la citazione di Lena Dunham riportata in quarta di copertina: “Questo libro vi farà immedesimare in una donna che non avreste mai previsto di essere”.

Sbagliato. Leggendo la storia di Cheryl, il suo stravagante stile di vita programmato nei minimi dettagli, le sue ossessioni sessuali e sentimentali, il suo lavoro impensabile ma appropriato alla società malata in cui viviamo, si capisce presto che non è che non abbiamo mai pensato di essere come Cheryl, è che non abbiamo abbastanza coraggio per ammettere di essere così. Le sue stranezze portate all’estremo sono uguali alle nostre, sia che le pratichiamo in tutta segretezza sia che immaginiamo di farle nostre in momenti in cui siamo particolarmente creativi o giù di corda. Guardare un bambino in metro e scoprire un’inspiegabile intesa nei suoi occhi, dargli un nome e fantasticare sulla nostra vita con lui, depilarsi accuratamente solo prima di un incontro inevitabile, invitare qualcuno a casa per un tè ma sperare che non scelga proprio la nostra tazza personale, lavarsi i denti davanti a uno specchio in compagnia e ridere intimamente perché questo gesto è, nelle attese di tutti viziate dal cinema, sinonimo di qualcosa di preciso. Forse pochi di noi sono stati da un cromoterapeuta come Cheryl, ma perché escluderlo nel futuro?

Leggendo le prime pagine del libro una cosa che viene da pensare è “Oh wow, è un vero spasso”. In effetti Cheryl è simpaticissima e ha un gusto unico per le metafore: vede dei capelli unti e li immagina cosparsi di olio per massaggi e mentre coccola un neonato si sente come se stesse accarezzando un muffin. Ma andando avanti, ridendo a denti stretti per le sue avventureviene sempre più da pensare: “Che spasso ma che male, sono veramente anch’io così, mite e socievole ma in realtà pazzo, tenero e schifoso allo stesso tempo?”. La risposta è sì, ma a vedere come va a finire la storia di Cheryl in fondo c’è da esserne contenti.

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