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Justin Cronin

I Dodici

2013 / Mondadori / pp. 672 / € 20
7

Il fatto che Stephen King stia spudoratamente dalla parte di Justin Cronin (“Leggi questo libro e il tuo mondo scomparirà”, in quarta di copertina, non è il solito salamelecco promozionale di un divo della scrittura, è quasi una minaccia) ha radici lontane. E un nome, che non si fa, ma di diritto inserito nel concentrato letterario che Cronin ha messo abilmente in piedi. Il nome di Richard Matheson. Colui che, giusto per stare in tema, ha portato la fantascienza e l’orrore dentro la normalità quotidiana. I vampiri di Io sono leggenda, tristi e solidali appartenenti a una nuova razza sorta sulla Terra, hanno partorito i vampiri di Il passaggio e di questo I dodici, atteso capitolo secondo. Vampiri per modo di dire, quasi folkloristico, perché se ci sono creature che ti assaltano facendoti a brandelli e assaporano il tuo sangue è a loro che pensi. Le creature immaginate da Cronin, figlie di un esperimento militare per creare super soldati drammaticamente sfuggito di mano, in realtà possiedono qualcosa di più crudele. Sono il distopico lascia condotto per un mondo nuovo, in cui i pochi umani sopravvissuti non solo devono vedersela con i “virali” (le creature di cui sopra) ma pure con gli “occhirossi”, uomini che si abbeverano di sangue infetto in cambio dell’immortalità, e con i loro sottoposti che ricordano tragicamente i kapò. Fortuna che la Bambina Venuta dal Nulla, Amy, ora donna, è sempre da quelle parti per salvare il mondo. Di nuovo aiutata, per vie traverse, dal fidato Peter, da Alicia Donadio (con il suo personale segreto celato per oltre 600 pagine) e da un nugolo di uomini che hanno perso affetti e sperano di ritrovarli.

Meno ipnotico rispetto al romanzo di partenza, I dodici salta ogni recinzione di categoria e come sequel dall’aspetto anomalo si immerge nuovamente nell’anno Zero quando tutto ha avuto inizio per poi spostarsi avanti, nelle due tappe centrali del racconto. Tappe a dir poco traumatiche e conteggiate nella cronologia della “nuova storia” che, come nel primo libro, riaffiora nelle pagine di Cronin. Lui, ovvio, tifa per l’umanità che non si piega. Al tempo stesso però si lascia ammaliare dal fascino ancestrale dei Dodici, in aggiunta ai quali lascia bisbigliare il leggendario Zero, dal quale tutto è partito nella giungla sudamericana. Bisognerà pazientare fino al 2014 per conoscerlo di persona, nel capitolo conclusivo della trilogia intitolato The City Of Mirrors.

Appassionante e a tratti malinconico nel tratteggiare uomini e donne in disfacimento che si sono lasciati travolgere dall’apocalittica marea di sangue, I dodici conferma le abilità narrative di Cronin (seguace di Matheson e dello stesso King). Abilità in grado di produrre tensione e colpi di scena ben assestati, ma pure un liquido senso di appagamento quando si tratta di rendere vivido quel suo mondo immaginario. Così coerente con se stesso da averne reale timore. Offrendo soprattutto un ricovero al malandato personaggio dei vampiri, così banali nelle numerose prove romanzesche che si leggono in giro, e di cambiare per loro le regole del gioco. Niente sarà più lo stesso, altro efficace salamelecco promozionale, va ad aggiungersi allo scenario di questo e del prossimo capitolo e alla prospettiva – speriamo non troppo lontana – di futuro adattamento cinematografico, considerato che Ridley Scott ha opzionato l’intera trilogia facendo sganciare alla Orion la bellezza di 900 mila dollari.

 

 

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