krull
Georges Simenon

La casa dei Krull

Adelphi / pp. 210 / € 19
7

La casa dei Krull è l’estrema periferia del paese, vicino il capolinea del tram e davanti a un porticciolo in prossimità della chiusa, dove attraccano le chiatte che attraversano il canale. Ed è proprio nel canale di fronte alla casa dei Krull che i battellieri ripescano una mattina il corpo nudo di una ragazzina, violentata e strangolata prima di essere gettata in acqua. Solo un mostro può aver commesso un simile delitto. E chi potrebbe essere, il Mostro, se non uno Straniero?

Per quanto provino a integrarsi, e nonostante vivano da trent’anni in Francia e siano naturalizzati, i Krull restano sempre degli stranieri, i Tedeschi, e per questo il loro negozio, metà emporio metà bettola, è frequentato solo dalle mogli dei marinai e dai forestieri. Soprattutto il figlio dei Krull, Joseph, è inquietante: taciturno, introverso, non ha mai avuto una donna se non la prostituta Marcotte e molti giurano di averlo visto la notte aggirarsi per il canale a spiare le coppie che si baciano. E poi c’è Hans, il cugino arrivato da poco tempo dalla Germania: vitale, spavaldo, bugiardo, donnaiolo.

Presto i vecchi rancori riaffiorano, le malelingue cominciano a sussurrare finché i sospetti si concentrano sulla famiglia dei Krull e la loro vita, sempre ai margini ma tuttavia tranquilla, viene travolta dalla cieca collera della folla che si riversa con la violenza di un rito tribale contro lo “straniero, la causa di tutti i mali del mondo” fino a degenerare in un epilogo drammatico, ma anche cinicamente ironico.

La casa dei Krull (traduzione di Simona Mambrini) non è tra i capolavori di Georges Simenon (settantacinque inchieste di Maigret, oltre cinquecento racconti e centodiciassette romanzi “duri”, come li definiva lo stesso autore), ma più di altri suoi libri è tragicamente profetico. Lo era già alla sua uscita nei primi mesi del 1939, e adesso che Adelphi ha deciso di ripubblicarlo in Italia, resta decisamente attuale.

Non solo per il tema della paura del diverso, dello straniero, ma anche per l’esempio, che la televisione e molti giornalisti di cronaca dovrebbero far loro, di come da notizie enormemente ingigantite nascano psicosi collettive che alimentano il fuoco corrosivo dell’intolleranza.

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