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Russel Banks

La deriva dei continenti

Einaudi Stile Libero / pp. 496 / € 19.50
8.5

banksRussell Banks racconta ogni volta – con ostinazione commovente anche solo per la sua programmaticità – storie di personaggi il cui destino di sconfitta sta scritto nei cromosomi sociali, in contingenze storiche e ambientali spesso banalmente scambiate per sorte. Uomini e donne le cui azioni non hanno alcun peso perché abitano luoghi dai quali le possibilità di incidere sul mondo e sulla propria vita sono nulle. Personaggi il cui unico diritto è quello di prendere atto della propria condizione di perdenti, costretti a desiderare sogni contraffatti spacciati a buon mercato, che  producono dolore, sofferenza e morte.

Continental Drift (romanzo del 1985 pubblicato quest’anno da Einaudi Stile Libero con il titolo La deriva dei continenti) è sicuramente la  più ambiziosa tra le sue opere tradotte in Italia. Quella dove il tragico senso di ineluttabilità che pesa sulla testa di ognuno dei protagonisti trova la forma di un disegno narrativo dal respiro cosmico e quasi sacro. Disegno – aperto e chiuso da anti-invocazioni a una musa ellenica svanita e ormai inutile – che si incarna, come sempre in Banks, in vicende, uno stile e una voce urgentemente terrene e contemporanee.

Forse per questa sua smisurata ambizione si presenta, se osservato in maniera asettica e crudele, come un oggetto spigoloso e non del tutto riuscito. Lo scorrere parallelo – fino alla collisione finale – di esistenze separate da mondi, dà l’idea di essere accessorio e poco organico, quasi si trattasse di due diversi romanzi. Non ci sono qui la coesione e  l’asciuttezza dei racconti de L’angelo sotto il tetto o la definizione di un universo intimo e di una progressione narrativa perfette che caratterizza Tormenta; La deriva dei continenti è in apparenza un romanzo disarmonico e imperfetto. Eppure se si lasciano entrare le viscere nello sguardo non si può non dimenticarsene, e farsi travolgere dal  violento sfiorarsi conclusivo di Bob Dubois, tecnico di bruciatori a nafta del New Hampshire, con 15 migranti Haitiani nel mezzo della loro odissea. Ognuno in maniera diversa alla ricerca di un’America che è irraggiungibile e conduce inevitabilmente alla morte, “così sulle tue ossa possono piazzare qualche condominio o un parcheggio o, perché no, un aranceto”.

Esistenze d’”altri” distanti tra loro centinaia di anni – eppure comuni nella miseria – che si scontrano, bruciano e scuotono i nostri occhi pigri con gioia e dolore, e ci liberano per un attimo dal nostro egoismo; facendo quello che per Banks dovrebbe saper fare la letteratura: sabotare, sovvertire e contribuire alla distruzione del  mondo così com’è.

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