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Tobias Wolff

La nostra storia comincia

Einaudi / pp. 312 / € 21
8

C’è qualcosa che lega i racconti di questa geniale raccolta firmata da Tobias Wolff: il conflitto. Certo, la rottura dell’equilibrio è la regola per l’esistenza stessa di qualsiasi narrazione, ma Wolff ne fa la forza trainante di ogni sua storia, non la mera scappatoia per l’introspezione dei protagonisti. La trama impeccabile è la manifesta superiorità dei suoi racconti. Come l’insegnante incapace di parlare in pubblico senza essersi studiata il discorso, o quell’altra che affetta severità, ma si pente appena sbatte uno studente fuori dall’aula. I personaggi sono tutti a una svolta: alle prese con impegni quotidiani ma decisivi, insignificanti e immortali insieme, ne escono sempre a  testa alta, le spalle un po’ più larghe. Inchiodati alla realtà da incontri inaspettati o tormentati dai fantasmi dei loro morti, prima di tutto agiscono, poi fanno loro la lezione. In questo senso la trama conta più del loro trauma, personalissimo e solitario. È significativo, comunque, che molti dei personaggi siano insegnanti o militari, e che per lo più si sentano inadeguati nel loro «fare da esempio»: la tensione continua è tra il presente da vivere e il passato che non si può riscrivere, ma solo «visitare come un cimitero, cappello in mano».

Le pagine sono scritte con chirurgica precisione, come se l’autore si fosse preso cura di ogni singolo aggettivo: un’esattezza così perfetta, raffinata, da far credere a delle messinscene più che a ingestibili eventi quotidiani, a dei tableau vivant del tutto ordinari nel loro non rappresentare nulla che non sia calcolato. Non penso sia un caso che il titolo sia La nostra storia comincia, né che la parola che chiude il libro sia «inizio». I racconti sono mondi a sé, ma anche spaccati di umanità che si intersecano l’un l’altro, senza finali certi. Come ne Le mille e una notte la narratrice ritarda sapientemente l’epilogo della storia perché esso determinerebbe la sua stessa fine – la morte, così qui ci sono solo inizi, solo personaggi «abbastanza vivi» da raccontarci le loro storie. E vale la pena leggerle, fosse anche solo per sentirci a nostra volta un po’ più vivi, un po’ più virtuosi. Leggerle «per sentire come un altro ha incasinato ogni cosa», riprendendo le parole stizzite di un personaggio. «Esatto» gli risponde con gusto il suo interlocutore, «è così che funziona sul Pianeta Terra».

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