animalnott

Giunti / pp. 368 / € 16
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Che il loro habitat sia il deserto, la savana o il bosco, che si muovano sulla terra o in aria, gli animali notturni vivono silenziosi e rapidi e i loro occhi e i loro sensi vedono e captano quel che noi non riusciamo. Così deve imparare a esistere e resistere il protagonista del secondo romanzo di Andrea Piva – costretto dalle circostanze che egli stesso ha messo in moto, dal momento in cui ha deciso lucidamente e con consapevole incoscienza di diventare ricco.

Sceneggiatore calabrese trentenne, in ribasso dopo aver scritto due film di successo, Vittorio Ferragamo dalla periferia prende casa in affitto nel centro storico di una Roma dalla decadenza bellissima, la cui percezione non può non risentire anche di uno stile vita condito di feste di cinematografari, cocaina, crack, sesso, prima di imbattersi in una delle lame di rasoio più taglienti della contemporaneità in tema di dipendenze e di improbabili opportunità di guadagno: il poker on line.

Ferragamo riesce quasi suo malgrado a diventare una pokerstar del Texas Hold’em, prima nei tornei on line e poi in quelli dal vivo, grazie all’approccio matematico-probabilistico che gli viene insegnato da un vecchio senatore napoletano e dal suo compare, il cui punto di partenza è un assunto fondamentale: «se proprio devi giudicare qualcuno, giudicalo dalle scelte che fa, non per i risultati che ottiene».

Un concetto che dall’analisi delle mani di poker diventa il pilastro di tutto il romanzo perché declinabile a tutti gli eventi della storia (soprattutto rispetto a tutto ciò a cui Ferragamo gradualmente volta le spalle), e ovviamente estendibile all’esistenza di tutti. Con il manierismo scaciato di una prosa colta, fluida e sapientemente ironica – così com’era nel suo esordio Apocalisse da camera – Piva forse questa volta racconta la parabola opposta, ma la conquista di una stabilità, sia essa economica, psicologica, o in ogni caso esistenziale, non può non avere un prezzo, e quello che paga il protagonista di questa storia ha a che fare con la solitudine – quella propria degli animali notturni – che striscia in mezzo alla folla.

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