1serino
Francesco Serino

Lo spirito della scrittura

Area 51 publishing / pp. 130 / € 12
6.5

Tra i tanti mestieri che hanno a che fare direttamente con il lavoro editoriale, uno possiede un fascino particolare, indagato dal cinema e dalla letteratura stessa. È il mestiere del libraio, ed è dove lettori e libri si incontrano.

Il crollo della discografia tradizionale ha ammazzato i negozi di dischi, e tra chi è nato diciamo prima degli anni Novanta, facendo in tempo a innamorarsi di quegli scaffali ricchi di tesori in cui perdersi (oltre che di tanta robaccia, chiaro), c’è ancora gente che sta elaborando il suo personale lutto, ritrovandosi a guardare con malinconia il volto strafottente di John Cusack in Alta fedeltà. Al momento, sia pure con le difficoltà del caso, le librerie resistono, di catena o indipendenti, organizzando sacche di alternative culturali. Sono posti che vale la pena frequentare, soprattutto di questi tempi.

Questo preambolo per presentare Francesco Serino, quarantenne, che di mestiere fa il libraio e che ha scritto un libro, “Lo spirito della scrittura”, che gronda passione è che innanzitutto un autentico atto d’amore, non privo di momenti ironici, perché la letteratura è una cosa seria, sì, ma bisogna anche saperla sfidare, senza subirla con timore reverenziale. Si diceva dell’amore per i libri. Quello di Serino, grossetano come Luciano Bianciardi (una piacevole ricorrenza), è a prova di bomba. Scrive nella prefazione: “Amo tutto dei libri: le proporzioni, le scritte sui dorsi, i dati dei colophon, le sovraccoperte, le rilegature, i rimbocchi delle copertine rigide e perfino le scollature di certe edizioni economiche”, e gli perdoneremo anche questo feticismo.

La sua guida è spinta da una missione nobile: concorrere a ristabilire un primato, quella della buona scrittura. Stimola chi vuole dedicarsi alla scrittura, Serino, e lo fa assieme spronandoli, mettendoli in guardia dai pericoli del mestiere (utilizzando, in questo caso, un elenco che raggruppa felicemente i tic più tipici in cui incappano i manoscrittori), o ragionando su concetti complessi come il tempo, e l’impiego che del tempo facciamo. Sono riflessioni interessanti, imbastite in un dialogo continuo con il lettore, come se Serino fosse al banco della sua libreria, per raccontare le sue idee, la sua esperienza, tra suggerimenti pratici e qualche trucco, chiamando in causa ora Flannery O’Connor, ora Charles Bukowski, ora il pittore Mondrian. “Quello che voglio dirti è che il tuo mondo non finirà mai, le scoperte si susseguiranno come un mantra e non avrai più scuse per rimandare il lavoro o per autosabotarti. Devi solo lasciar entrare”, scrive Serino.

La prefazione è firmata da Paolo Di Paolo, e la sottoscrivo: “Se questo piccolo libro di Francesco Serino mi ha convinto, è soprattutto per come si sbarazza delle pose, una per una”.

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