C’è vita sulle sponde del Tevere, e non sono solo le nutrie che offrono il loro simpatico spettacolo naturale. Sulle sponde del fiume, nel tratto in cui è attraversato dalla circonvallazione meridionale del GRA, vivono gli ultimi “anguillari” (che hanno fatto del loro mestiere in estinzione una sorta di sbiadita attrazione turistica), insieme ad altri outsider di una metropoli che li ha spinti ai margini dell’urbanizzazione. Vivono tutti su chiatte, o in baracche, piccoli prefabbricati, grosse tubature in cemento riadattate a castelletti da cronache del dopobomba, e il loro centro di aggregazione è una piccola e precaria trattoria, L’Anaconda. Tra loro c’è un uomo, che ha rinunciato al suo nome, Ippolito, e che tutti chiamano “il dottore”, perché si prende cura di chi sta male in questa comunità.
È giusto obbedire alla notte, quarto libro di Matteo Nucci, è la storia di quest’uomo, la ricostruzione della sua caduta e del suo tentativo di resurrezione. Passando di continuo da uno strenuo realismo alla fabula posturbana, facendo convivere forme diverse di dolore, e diversi modi di riuscire ad anestetizzarlo. Da un lato una scrittura ambiziosa e densissima, che sa dosare il registro epico, nel senso più ellenico del termine, dall’altro una capacità descrittiva di meticolosa attenzione al dettaglio, che assegna a paesaggi e scenari, oggetti e persone, la stessa dignità narrativa: Nucci incrocia una struttura romanzesca in terza persona a schegge di prospettive in soggettiva, costringendo il lettore sulle spine di una prosa mai consolatoria e sempre pronta agli smottamenti e agli scarti laterali. Così, tanto nel discorso indiretto quanto nei dialoghi, in cui l’oralità è mimeticamente riprodotta sia nei ritmi sia nelle costruzioni sintattiche, e ogni personaggio possiede una voce propria e inconfondibile, quello che emerge è una scrittura caparbia ma levigata, muscolare ma in perfetto equilibrio, letteraria ma capace di emozionare, per gli strappi che lacerano, ma anche per l’abilità di catturare bellezza.

Pubblicato sul Mucchio n. 755

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