cognetti12
Paolo Cognetti

Sofia si veste sempre di nero

minimum fax / pp. 203 / € 14
SV

Paolo Cognetti è uno di quei pochi scrittori che possono permettersi di pubblicare soltanto raccolte di racconti, ignorando la regola aurea che vuole la forma breve come palestra della letteratura vera: una tradizione che ha il suo eroe indiscusso in Raymond Carver, non per niente sacrificato ai suoi tempi sull’altare del minimalismo e riscoperto solo in anni recenti. Dalla metà degli anni Novanta minimum fax è stata la principale interprete italiana di questa corrente, ma recentemente le cose sono cambiate spostandosi verso narrazioni più ibride e reticolari: così il successo de Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan ha fatto scuola, e la nuova raccolta di Paolo Cognetti non è una raccolta di racconti, o meglio non solo.

I dieci racconti che compongono Sofia si veste sempre di nero dovrebbero infatti raccontare trent’anni della vita di Sofia Muratore (bambina pirata, adolescente aspirante suicida, giovane attrice orfana di padre, cameriera a Brooklyn), ma fortunatamente Cognetti ha abbastanza talento da farne qualcosa di più. Innanzitutto, una serie di ottimi racconti che reggerebbero il confronto di una pubblicazione autonoma e che crescono man mano che il libro procede fino a toccare vette di straordinaria bellezza. Ma è soprattutto la struttura d’insieme il punto forte, un’impalcatura narrativa che l’ex studente di matematica Cognetti riesce a far funzionare allo stesso modo di un grande sistema, un meccanismo di vasi comunicanti dove alcune tematiche tornano ciclicamente legando i personaggi in una matassa indistricabile di connessioni reciproche.

Il risultato è il ritratto crudo di un intero destino familiare, osservato con dolore bruciante e di cui la figura sfuggente di Sofia rappresenta il centro nevralgico.

Si citava Egan: è da quella frammentazione che Cognetti parte per costruire il suo affresco, ma poi la tentazione a chiudere il discorso è troppo grande. Così l’ultimo racconto, che tira le fila della raccolta, è forse la principale forzatura narrativa di un lavoro per altri versi straordinariamente maturo e potente.

Pubblicato sul Mucchio 700

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