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Andrea Cosentino

Primi passi sulla Luna

Tic edizioni / pp. 192 / € 12
6.5

coverPrimiPassiLa Luna, il più magico dei satelliti, è la presenza pienamente double-face (il lato lucente e punterellato dalle bandiere in voga durante la Guerra Fredda; e quello misterioso, nero, insomma il darkside) di questo lungo racconto, inafferrabile e sfuggente, stilisticamente audace – a volte non privo di quella che un tipo di critico di professione definirebbe “una certa ingenuità” – di Andrea Cosentino, drammaturgo e autore, decisamente irregolare, caratteristica ben riversata in Primi passi sulla Luna.

Verità, finzione e sogno si combinano nell’intreccio del libro, regolato su due fronti, mobili, quasi roteanti – come un’orbita intorno al suo pianeta. Il primo fronte è un’indagine “su quello che accadde veramente la notte del 20 luglio 1969”, testimonianze improbabili con echi alla Michele Mari e assortito campionario di calchi linguistici, gerghi ricamati sul parlato. Il secondo asse del racconto è quello legato alla dimensione più intima, destinato a spargersi e allargarsi nelle pagine fino a conquistare il primo piano: guardando una foto di Daria, la figlia di tre anni di Cosentino, suo zio scorge un piccolo riflesso in un occhio. Una “piccola luna nell’occhio” che potrebbe essere un retinoblastoma, una malattia molto rara. A Siena, in un centro specializzato, se ne capirà di più, ma intanto il travaglio che scaturisce dalla “piccola luna” sconvolge la famiglia, l’ordine delle cose, e anche il libro, attraversato da scosse continue, con la “grande luna” che assume via via le caratteristiche di un oggetto di indagine trascendente.

La letteratura come terapia, ma non solo: Cosentino dà vita a un testo che miscela passione e urgenza, con una lingua capace di tenere il passo di una struttura e di un racconto ad alto rischio di “sentimentalismo”, trappola che viene evasa con un uso ben calibrato – vitale e fresco – di ironia e toni surreali, dando di gomito a Daniel Pennac per “stralunatezza” e uso del dialogo.

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