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Roberto Saviano

ZeroZeroZero

2013 / Feltrinelli / pp. 450 / € 18
5

Diciamo: “Roberto Saviano”, e vengono in mente la camorra, le minacce, la scorta, sicuramente Gomorra, il best seller italiano che ha segnato gli ultimi dieci anni; poi la sua faccia pensosa mentre monologa da Fabio Fazio, il dito puntato sul mento, eccetera. Difficile capire tra quanto e se mai il suo ultimo, Zero Zero Zero, e con lui la cocaina, l’oscura protagonista che dilaga nelle pagine del libro tra morti ammazzati e giri interplanetari, entreranno in questo elenco sinestetico suscitato da “Roberto Saviano”. Lui, Saviano, ci terrebbe molto, se arriva a scrivere che la coca è per lui quello che Moby Dick era per il capitano Achab, un’ossessione a cui non riesce a sottrarsi: un concetto, quest’ultimo, che sottolinea ripetutamente nel libro.

Intanto, occorre dire prima di tutto una cosa: che è difficile essere degli eroi. Esserlo, volerlo essere, diventarlo o diventarlo per caso, conviverci: è di sicuro difficile. Sono successe tante cose nei sette anni che distanziano Gomorra da ZZZ, e tante di queste sono naturalmente entrate nella vita di Saviano, gonfiando il senso (svuotandolo, per altri versi) di quanto scrive. La parte di sfera pubblica italiana che si occupa di libri, parlandone e scrivendone, si sa, è alquanto limitata – inutile rispolverare le statistiche su quanto poco si legge da queste parti; eppure nel suo caso ecco che la sfera si ingigantisce, inghiottendo in un impasto mica male giudizi sinceri, odio, amore, divismo, invidia, stilettate e quant’altro. Districarsi tra tutto questo e offrire un’interpretazione neutra del lavoro di Saviano diventa difficile.

Proviamoci. ZZZ è molto più figlio di Gomorra di quanto non si sia disposti ad ammettere, e chi si aspettava un salto verso altre forme narrative resterà piuttosto deluso. I due titoli sono legati da un comune schema strutturale, sfuggono alla classificazione di romanzo (nella sua definizione più ampia), e si inseriscono al limite secondo il genere del libro-inchiesta, dalle parti del new journalism o come volete chiamarlo (lontano, in ogni caso, da un Limonov); anzi, Gomorra è senza dubbio più “narrativo”, anche come ricerca linguistica. Perché da questo punto di vista ZZZ è invece piuttosto fiacco. Procede così, l’ultimo libro di Saviano: sottili intermezzi più sperimentali lasciano la stragrande maggioranza dello spazio a lunghi capitoli sul commercio della coca, sulla produzione della coca, sui legami tra coca e stati nazionali e banche, sulle epopee dei boss più leggendari. Fino all’imborghesimento degli stessi criminali (con la rumorosa eccezione della mala messicana, sanguinaria e stragista), il loro progressivo farsi colletti bianchi, imprenditori. Insomma, quello che attenendosi a un canone più letterario che giornalistico, e assumendo la prospettiva dei grandi finanzieri internazionali, spiega Walter Siti in Resistere non serve a niente.

Quello che manca a ZZZ, invece, è proprio la letteratura, e questo è un equivoco mica da niente. Presentando il libro di Saviano, Fabio Fazio lo ha accostato ai “più grandi scrittori viventi” o qualcosa del genere. E questa affermazione, che venga da Fazio o da chiunque, è una distorsione oggettiva, perché si possono dire tante cose di ZZZ e di Saviano, ma di sicuro non che sia il grande libro di un grande scrittore. È un libro che illustra con fare da cronista-divulgature un fenomeno preciso, quello della coca, e in cui il cronista-divulgatore si immerge qua e là, immettendo pezzi di autobiografia e impressioni personali tra una digressione sulle guerre tra narcos in Messico e una sulla scalata della ‘ndrangheta come organizzazione criminale regina d’Italia. A occhio, un lettore medio di “Internazionale” conosce quello che Saviano ha fatto confluire nel suo libro, e gli intermezzi più sperimentali (un poema dal sapore beat ispirato alla coca o il testo introduttivo, concepito evidentemente per essere recitato più che letto) non riescono a invertire la rotta di ZZZ. E poi, insomma, basta anafore. Soprattutto, in definitiva, Saviano ha mancato in un proposito: nell’annunciata pretesa di farsi Achab o Ismaele che sia. Scrive di essersi smarrito nel vortice della coca a furia di seguirla; di essere diventato addicted; ma chi termina ZZZ, oltre a saperne qualcosa in più sul commercio della coca, conserva poco altro.

 

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