mernier
Sebastien Marnier

Mimì

Playground / pp. 404 / € 18
SV

Violento, represso, depravato, timido, sociopatico: Jean Pierre, il protagonista di questo folgorante e perverso esordio letterario, è “semplicemente” tutto questo. Ovvero, una persona come tante altre. Non ci credete? Tornate negli anni 80 e fatevi un giro nelle banlieue parigine, provate a scrutare dentro le finestre di quei palazzoni tutti uguali, andate a vedere come passano il tempo i ragazzini e quello che combinano a scuola… JP è cresciuto proprio lì: una madre sottomessa, un padre violento, una schiera di fratelli egoisti, dei vicini che cagano nell’ascensore… Tra soprusi, mancanza di punti di riferimento, solitudine e povertà, ha imparato a sfogare sui più deboli le proprie frustrazioni. E in una classe multirazziale, sbandata e satura di bullismo, chi è da considerarsi più debole di Barthélémy, un ragazzino educato, esile e dai lunghi capelli biondi, in una sola parola “frocio”? Ecco, “Mimì” – il nomignolo affibbiatogli – diviene la vera ossessione che attanaglierà il cuore e i “genitali” di JP fino all’età adulta, quando casualmente lo incontrerà di nuovo. Evento questo che farà detonare quella bomba che negli anni si è annidata nel suo cuore.
Il merito di Marnier (francese, classe 1977) sta proprio nell’aver raccontato questo dolente spaccato di vita lungo oltre trent’anni dal punto di vista del protagonista, in maniera cruda, sboccata e realistica, senza intervenire “intellettualmente”.

Mimì è vita vera – di quelle più difficili, ignoranti e sfortunate, fin troppo comuni -, ed è un bene che (ri)entri nella letteratura, che da un po’ (le due) si erano perse di vista, almeno a questi livelli di fedeltà lessicale. Qua si racconta tutto, omettendo alcunché, con dialoghi secchi e serrati in stile L’odio (il film di Kassovitz). Che poi venga definito “thriller psicologico” ci può anche stare, anche se il finale e la tensione crescente sono ciò che ci hanno colpito di meno, rispetto invece a quella poesia sgraziata e perturbante che sfavilla qua e là e che fa di Mimì una storia d’amore sublime. Sofferta e crudele.

Pubblicato sul Mucchio 700

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