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Marco Greganti

Slasher. Il genere, gli archetipi e le strutture

Nicola Pesce Editore / pp. pp. 175 / € euro 12,00
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Ha un compito doppiamente importante e impegnativo il saggio dal titolo Slasher. Il genere, gli archetipi e le strutture di Marco Greganti. Spiegare la fisionomia di un genere cinematografico che nel corso della sua storia ha affidato alla memoria collettiva diverse pietre miliari, non è così facile. Una di queste pietre miliari, Halloween (1978), è appena tornata nelle sale in versione restaurata dal direttore della fotografia Dean Cundey. Lo stesso Halloween fra un anno tornerà a raccontare lo slasher nell’atteso rifacimento “ufficiale” con benedizione di John Carpenter. Ma oltre Halloween c’è di più.

Il libro di Greganti, accompagnato da apparato iconografico con immagini in b/n, è mosso da un’ambizione analitica e investigativa molto più che cinematografica. Per esempio, nei primi capitoli si vanno a cercare ragionevoli preamboli, progeniture e logici sviluppi in letteratura, nel folklore e nel mito. Con un pizzico di psicologia applicata alla narratologia. Come se quel coltello insanguinato che domina la copertina del volume non avesse ragione di sgocciolare sangue senza prima aver scomodato un substrato ancestrale più profondo.

All’interno del genere horror (ma non solo horror), lo slasher ha questa grana tipicamente umana, materiale e carnale (in senso di carne da fare a pezzi) che lo rende – rispetto alla spettrale deriva degli ultimi campioni orrorifici apparsi su piccolo e grande schermo – un intermediario più reale, quindi più terrificante e pauroso. Greganti affronta un’odissea nel terrore cercando di scrollarsi di dosso un autentico labirinto di opere, tipologie caratteriali, percorsi narrativi e pulsioni che provengono in egual misura dagli esseri umani che ne sono protagonisti e “dall’inevitabilità del Male”. Slasher, il libro, è un testimone piuttosto loquace con varietà di temi e argomenti. Ricco e audace nelle sue proposizioni, che talvolta non ci trova sempre d’accordo su tutto in merito a idee o inclusione di determinati film. Tuttavia fa parte dello schema di questa ricostruzione d’ambiente. Che alla fine si presenta come optional in esergo al genere stesso per ravvivare e controbilanciare un tema ancora attuale, sia per gli appassionati sia per coloro che, dall’altra parte dello schermo, continuano a giocare nel buio stuzzicando boogeyman e compagnia bella.

 

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