XXI-secolo-Paolo-Zardi
Paolo Zardi

XXI secolo

Neo edizioni / pp. 160 / € 11
5.5

«Anche se non ancora a metà, il ventunesimo era già candidato a diventare il secolo più merdoso della storia» sentenzia, con una rara espressione fuori le righe, il narratore molto onnisciente e molto poco dichiarativo di questo romanzo. Una città fisicamente e culturalmente spossata, distrutta dagli attacchi di persone-per-bene convertite dalla crisi alla delinquenza, è il luogo in cui si svolge la vicenda, la storia di un uomo – marito, padre, ex ceto medio – costretto a scombinare la propria vita dopo che la moglie – madre, casalinga, adultera – viene colpita improvvisamente da un ictus.

Ma più che un passo a due, “XXI secolo” assomiglia alla fase più nera di un qualunque rapporto amoroso: un tiepido inconsistente assolo. Intorno al letto della moglie, ridotta a stato comatoso, il marito si aggira inquieto, tentando di cavare la verità da un corpo che sembra morto, di portare allo scoperto i silenzi di una moglie che era «espansa, diversificata, completata» rispetto a come l’aveva conosciuta fino a quel momento. Nessun altro può contribuire significativamente al viaggio dell’uomo: i figli hanno solo occhi grandi, che fanno presagire grandi traumi, i vecchi presentano deficit psicofisici conseguenti ad anni di privazioni, tutti sono decisamente fumosi e dolenti, più simili a fantasmi che a veri personaggi.

E forse l’autore vede proprio così il futuro, cioè il XXI secolo vicino alla sua metà: uomini dominati da istinti primordiali – «bestie, niente di più» –, recessione economica, spettacolarizzazione del privato che diventa cronaca infame dei telegiornali, coppie che scoppiano per uso indebito del cellulare dell’altro. C’è pure il parente finto intellettuale con Il Fatto Quotidiano sotto braccio, la bici e al collo una sciarpa fatta da una cooperativa di donne tibetane: ultima dimostrazione, spaventosamente reale, che ci convince di ciò di cui sospettavamo fin dall’inizio. Sembrava il futuro, e invece, per la carenza di immaginazione viva con cui viene descritto, assomiglia solo alla peggiore faccia del presente.

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