Un polpo alla gola
Zerocalcare

Un polpo alla gola

Bao Publishing / pp. 192 / € 16
9

Ricorda: nessuno guarisce dalla propria infanzia”. Parole sante, quelle della professoressa Arbizzati, riferite a “Secco” e a “Coso” (lo stesso Zerocalcare) a p. 81, che potrebbero essere assunte come emblema-manifesto di Un polpo alla gola, se non addirittura dell’intera produzione artistica, ad oggi, del romano di Rebibbia Michele “beep” (ok, il cognome non lo scriviamo, che conosciamo la sua gelosia per la privacy, però immaginatevi ora il suo fedele armadillo che guardandolo sconsolato gli dice “geloso? Povero illuso, sta tutto scritto nero su bianco su wikipedia”), che con il suo pseudonimo artistico già da qualche anno sta spopolando sul Web e su carta. Perché anche quando le sue strisce sono ispirate all’attualità, c’è sempre qualcosa di “bambinesco”, o nelle citazioni o nel suo modo di raccontare, che emerge chiaramente, soprattutto nelle sue (auto)riflessioni con quei personaggi immaginari di corredo ma fondamentali. L’armadillo, certo – consacrato col successo del suo esordio vero e proprio La profezia dell’armadillo. Ma anche David Gnomo, He-Man, etc., che arrivano in questo suo secondo lavoro. Per cui, sì, possiamo affermare che (soprattutto) Zerocalcare non è guarito dalla propria infanzia. E ciò è un bene inestimabile, per lui e per tutti noi.

Perché Un polpo alla gola, oltre a confermare il suo talento artistico, la sua (auto)ironia “unica” e la sua capacità di creare forte empatia con i lettori, si spinge ancora più in là facendo rilucere tutta la maturità di autore raggiunta da Zerocalcare, in grado di raccontare una storia, in bilico perfetto tra autobiografia e fiction, che attraversa più fasi, ovvero quel passaggio cruciale dall’infanzia all’adolescenza fino a quell’età adulta che, invece, purtroppo e per fortuna, sembra non giungere mai. La scuola, l’amicizia, il polpo e un mistero: questi i quattro indizi che vi forniamo sulla trama. Ora sta a voi approfondire la lettura e scoprire se quei tentacoli opprimenti lasceranno mai la presa alla gola di Zerocalcare.

Dato che l’abbiamo incensato abbastanza, e che riteniamo sia stata una scommessa vincente e fortunata, lasciamo ora la parola a chi ha deciso di puntare forte su di lui, così da approfondire anche la conoscenza di un’ottima realtà editoriale italiana (che vanta già un vasto catalogo del quale ci piace citare Jeff Smith, Alan Moore, Cyril Pedrosa ed Emile Bravo): Caterina e Michele della Bao Publishing. “Zc è davvero speciale. A me piace vederlo con i suoi lettori, sta ore seduto al tavolo pur di mandarli via tutti contenti. Poi quando loro non sanno che cosa chiedergli come dedica dice: ‘Io so disegnare veloce l’armadillo e la gente che tira i sassi, dimmi tu’. Ovviamente la risposta è sempre una cosa complicatissima, non è mai l’armadillo!”. Alle parole di Caterina fanno eco quelle di Michele: “Sa raccontare. È sicuro dei propri mezzi e sta crescendo rapidamente, pur partendo da un livello di consapevolezza già fuori dal comune. E poi è di una gentilezza rara, amo parlare con lui delle sue storie”. Insomma, per una casa editrice nata relativamente da poco (2009) annoverare tra i suoi autori nomi italiani “popolari” come Zerocalcare e Makkox (“con quest’ultimo l’incontro è stato casuale e foriero di reciproco entusiasmo. Lui ci ha poi fatto conoscere Zerocalcare che, è venuto fuori, era già un nostro fan. E noi eravamo fan suoi, quindi è stato facile trovare la quadratura del cerchio”) non è poca cosa. Infatti: “La risposta del pubblico è stata davvero sorprendente. La prima tiratura della nostra versione a colori 8-bit de La profezia dell’armadillo è andata esaurita in meno di tre settimane e siamo alla sua seconda ristampa. Un risultato eccezionale, visto che comunque il libro era già stato ristampato cinque volte nella versione autoprodotta! Un polpo alla gola, grazie ai primi ordini, è già in ristampa prima ancora di essere uscito. Una cosa che ci ha stupito molto è che i maggiori acquirenti sono state le librerie di varia, segno che il pubblico di Zerocalcare è formato in gran parte da persone che non sono lettori abituali di fumetti. Ci sono un sacco di potenziali lettori di fumetti che non sanno di esserlo. La nostra sfida è quella di portarli fino a loro”. Parole pregne di entusiasmo che ci piacerebbe sentire più spesso, comprese queste a seguire: “Oltre noi due soci fondatori, siamo in sette. Il cuore pulsante di Bao è la redazione/comparto grafico, tutti con un’età media di 30 anni e tutti assunti a tempo indeterminato. Una cosa di cui siamo davvero orgogliosi. E poi c’è qualche collaboratore esterno, ovviamente. Stiamo diventando una grande famiglia”. Curiosa la scelta del nome che ci spiega Caterina: “Sembra banale, ma io ero a Milano da qualche anno e volevo un cane che non potevo tenere. Bao mi consolava di quell’assenza!”. Allora è proprio vero che non si esce vivi dall’infanzia.

Pubblicata sul Mucchio n. 700

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