STRANGE WEATHER, ISN’T IT?
Warp/Self

Sono sempre rimasti fedeli al proprio credo ritmico, i !!! (da pronunciarsi, lo ricordiamo, chk-chk-chk), ma al tempo stesso si sono evoluti. Rispetto all’opera seconda Louden Up Now, con la quale era arrivata la fama mondiale, il successivo Myth Takes vedeva la formazione alle prese con composizioni più strutturate e in qualche modo più vicine a una forma-canzone “tradizionale”, pur non mancando delle travolgenti improvvisazioni che avevano fatto di Me And Giuliani Down By The School Yard (A True Story) un vero e proprio inno per gli indie-kids improvvisamente catapultati nel torrido mondo del punk-funk.
Tre anni e mezzo più tardi, Strange Weather, Isn’t It? rappresenta un ulteriore passo in avanti nella continuità, perché se è vero che lo stile dell’ensemble – il cui organico nel frattempo ha subito profondi mutamenti – rimane inconfondibile, altrettanto lo è che in esso sono riscontrabili alcuni cambiamenti, al punto che è possibile considerare questo disco il più accessibile e insieme il più estremo della sua produzione. Non mancano in esso melodie più che mai a presa rapida (The Most Certain Sure, tanto per limitarci a un esempio), ma allo stesso tempo vengono esasperate le componenti sia black che sintetiche, con passaggi strumentali e vocali di matrice Seventies tremendamente sexy e un lavoro sulla grana e le manipolazioni dei suoni e sugli effetti più vicino all’elettronica e al dub che al rock. Tutto ciò senza rinunciare minimamente alla propria tra volgente fisicità, ma incanalandola con maggiore rigore. E, ad aprire nuove prospettive, una Jump Back più berlinese che mai (l’album è stato in parte registrato nella capitale tedesca) e non così distante dai Depeche Mode più cupi e una Steady As The Sidewalk Cracks dai sapidi echi africaneggianti. Si balla e si suda come sempre, ma spesso si è tentati di fermarsi un attimo per prestare una cura maggiore ai dettagli. Il che non è necessariamente un male.

tratto dal Mucchio n°674

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