fiori
Alessandro Fiori

Plancton

Woodworm/Ibexhouse/Audioglobe
8.5

Ma il sole rimane dietro”, recita lo spettrale semi-ritornello di Aaron, brano introdotto dalle dichiarazioni dell’attivista informatico Aaron Swartz, suicida nel 2013, e posto in apertura dell’album elettronico/acquatico di Alessandro Fiori. È il buio degli abissi, quelli interiori che spaventano di più, a legare i dieci episodi di Plancton in uno stagno magnetico, nel quale è catartico lasciarsi affondare. L’ex Mariposa è uno dei nostri più brillanti autori di canzoni, come dimostrato dai precedenti Attento a me stesso e Questo dolce museo (senza contare Cascata, compendio di inediti e cover in vinile). Si può dunque parlare di una terza prova da solista, coraggiosa nell’allontanarsi dal songwriting bizzarro ma perlopiù leggiadro di ieri. Oggi produzione artistica, sample, synth, rumori e suoni d’ambiente sono congegnati insieme a FRNKBRT e Tasto Esc, amalgamandosi perfettamente a chitarre e violini.

Mai avremmo immaginato di ascoltare strumentali come la title track o Sereno, che rimandano inevitabilmente ai Massive Attack di Mezzanine, ai Radiohead di Kid A. Nonostante la foggia sia all’avanguardia, non si perde il gusto per la scrittura, in un discorso di scardinamento del cantautorato affine, anzi speculare, a quello attuato lo scorso anno da IOSONOUNCANE. A volte torna quell’eccentricità poco avvezza a prendersi sul serio, che sia con la divertentissima Mangia! oppure con i riferimenti fiorentini dell’ode – per mezzo di harmonium e pietre – al disegno a mano in luogo dello scatto digitale di Piazzale Michelangelo e dell’invettiva ritmata di Galluzzo. Più spesso si resta meravigliosamente attoniti: Margine (sul filo sottile che separa gioia e dolore), Ho paura (surreale racconto delle sensazioni esperite da un morto dentro alla bara), Ivo e Maria (storia hanekiana di Alzheimer, dalle sonorità dolcemente inquietanti), Madonna con bambino rubato (preghiera alternativa per una migliore umanità) sono piccoli, grandi capolavori di sensibilità creativa. All’interno di un disco importante.

 

 

Commenti

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