wyatt
Andrew Wyatt

Descender

Dowtown/Cooperative
6.5

Descender, disco con cui il newyorkese Andrew Wyatt (ex The A.M., ora nei Miike Snow) ha deciso di debuttare in veste solista, inizia con una innocente bugia. L’epico e meraviglioso incedere dell’opener Horse Latitudes, ha infatti poco o nulla a che vedere con la successiva e comunque stupenda – Harlem Boyzz. Per dirla tutta, nessun brano di questa prova artistica, seppure nella sua brevità, trova nel genere un significativo elemento di unione, identificando la voce e le ovvie influenze beatlesiane (esiste termine più sconcio e giusto di questo?) quale unici collanti di un intero lavoro. Scelta rischiosa, che promuoviamo pur mantenendo fondamentali titubanze. Se è vero che l’effetto straniante, nettamente percepibile in principio, si stempera e quasi scompare nei ripetuti ascolti, nondimeno le orchestrazioni che a più riprese cercano di emergere risultano un costante e palese saccheggio di idee altrui. Con tutta la buona volontà evidentemente profusa, con tutta la rara grazia che Wyatt possiede nel comporre canzoni, le partiture suonate nientepopodimeno che dalla Filarmonica di Praga sembrano uscite da una qualsiasi raccolta di musica classica, di quelle che trovi un tanto al chilo all’Autogrill. Il risultato è una bella torta, preparata con amore e ottime materie prime ma rovinata sul finire da una glassa eccessivamente dolce.

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