THE CRYING LIGHT
Rough Trade/Self

Dopo un ep che non ha spostato la questione (ovvero, a quale mondo espressivo realmente appartenga), apparizioni applauditissime, un cammeo nei nuovi fiori di Battiato e con Marianne Faithfull, Antony arriva con i suoi Johnsons a un album di svolta. Non tanto perché The Crying Light appartenga a una cifra estetica diversa dal precedente, I Am A Bird Now (era il 2005 quando usciva, inquietando e incantando molti). Più che altro, l’artista americano spazza il campo dai dubbi sulla sua appartenenza alla musica contemporanea. Le tracce del cd, immerse nel rapporto con la natura, ma ancora di più con un femminile e un maschile che confluiscono continuamente l’uno nell’altro, non sono pop, e neppure rock. Nemmeno soul, nonostante le affinità nell’uso della voce con quell’ambito siano notevoli. Le melodie sfuggenti, le rarefazioni inattese e la ricerca (esasperata, quasi) della bellezza assoluta – o del suo contrario – si riannodano in parte alla musica astratta del primo Novecento e in parte all’Espressionismo della stessa epoca. Dvorák mescolato al melodramma, in sostanza (e mi si passi il paragone), al di là della consapevolezza del suo artefice, che incanala la sua estraneità alle mode imperanti in un espressionismo che segue solo la sua inquietudine. Un intimismo che può esplodere in urla di dolore, che si nutre di chiaroscuri e di qualche luce accesa, che gira intorno all’orchestra, più che agli strumenti elettrificati.
Kiss My Name, Another World (la più drammatica del lotto), Everglade (e il suo tono bucolico): momenti più intensi di un lavoro in cui Antony e compagni svelano, una volta per tutte, un volto in cui animismo, letteratura e istinto convivono perfettamente. Sgombrare il campo da eventuali equivoci, ha significato anche dare un passo autorevole a un musica che prima fluttuava e ora è salda, pur nelle sue infinite variazioni e curiosità. Difficile andare oltre un cd del genere: al di là, potrebbe esserci soltanto stucchevolezza, a meno di non seguire nuovamente l’istinto, per perdersi ancora.

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