In D
Infiné/Self

Che Arandel non voglia far scoprire la sua vera identità è una cosa che ci importa il giusto, cioè poco: abbiamo iniziato coi tizi mascherati (dai Daft Punk ai Bloody Beetroots), finiremo inevitabilmente con una serie di cloni di Burial, ovvero gente che non vuole declinare nome e cognome né farsi fotografare né esibirsi dal vivo. In realtà Arandel dal vivo si esibisce pure, ma fino a ora l’ha sempre fatto dietro un telo che ne nasconde la fisionomia. Lo fa comunque anche mettendo in campo idee mica male, in questi tempi standardizzati, e questo invece già merita una sottolineatura ben maggiore del “voi non saprete mai che faccia ho”: al Carrière De Normandoux Festival, in Francia, ha tirato ad esempio fuori un dj set fatto solo di tracce vocali, nel senso di voce e basta, non nel senso di strumentali-con-cantato.
Che questo misterioso producer francese abbia velleità alto-intellettuali è testimoniato già dal titolo di quest’album, chiara strizzata d’occhio a “In C “di Terry Riley, ma anche dalle sue dichiarazioni programmatiche molto herbertiane per cui asserisce che mai e poi mai userà suoni che non siano creati da lui (pre-set vade retro! O poi anche, citandolo direttamente: “L’uso del MIDI rende tutto troppo facile”). Siamo sempre stati in parte scettici verso questi dogma preliminari, troviamo che abbiano senso solo se fanno bene alla musica mentre non sono in alcun modo un valore in sì. Ad Arandel fanno bene. Eccome. In giro si è detto e scritto meraviglie dell’album di Pantha Du Prince su Rough Trade: house sentimentale, cassa in quattro con cuore e delicatezza, eccetera; bene, “In D” segue lo stesso percorso ma lo fa molto ma molto meglio, sviluppando più idee, più originalità, più dinamica, più aeree sospensioni, più sorprese improvvise. Risultato: uno degli album dell’anno. Certo, colto e altezzoso, pur usando abbastanza spesso la cassa in quattro, ammantato di una altera eleganza e quasi di un complesso di superiorità. Non è umile, Arandel. Ma può decisamente permetterlo.

tratto dal Mucchio n° 672/673

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