am
Arctic Monkeys

AM

Domino/Self
7.5

È incredibile pensare alla velocità con cui sono scorsi gli ultimi dieci anni nel campo di ciò che una volta si qualificava come indie rock. L’esordio forte e avventato di Alex Turner e dei suoi Arctic Monkeys risale al 2006 e sembra quasi ieri, nonostante siano passati anche altri tre dischi della band. Non si tratta tanto – o non solamente – di una percezione soggettiva del tempo: dal primo passo di Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not a questo lapidario AM ci sono stati pochi scossoni memorabili (quelli che un po’ rallentano la percezione di cui sopra) e le vicende del complesso di Sheffield, per esempio il progetto di Turner con Miles Kane, i Last Shadow Puppets, hanno riempito gli anni senza cambiare di molto le loro coordinate.
Figli loro malgrado degli Strokes (di cui erano cover band per necessità) e della Rete, vista come un luogo in cui combattere bene le proprie battaglie, questi ex-ragazzini non hanno perso il gusto per l’irruenza; alle spalle, nel 2011, un disco che forse è ad oggi il loro migliore, Suck It And See, e adesso una nuova serie di canzoni che hanno il sapore glorioso del punk beat (…), quell’impossibile, per alcuni, incontro fra i Beatles e i Clash che in qualche modo avevano anticipato già i Jam, in presa diretta. Dietro a brani diretti, ma non troppo, cesellati con cura e con meccanismi quasi di empatia con l’ascoltatore, ci sono la lezione degli Who, quella degli ultimi vent’anni di pop inglese e c’è soprattutto la personalità di Turner. “Bisogna ricordarsi solo l’essenziale, per suonare bene”, ha detto spiegando gli orizzonti del cd, e l’essenza è il nucleo principale di questo tragitto sonoro: l’altra faccia dello specchio rappresentato dai Franz Ferdinand, che invece si sono persi nei loro meandri. Gli AM invece stanno ancora nuotando, con sfrontata sicurezza e con un piglio diretto, preciso, che non lascia magari troppo spazio alla fantasia, ma che scuote anche chi è convinto di non poter provare più emozioni da un disco, nel’anno di disgrazia 2013.

Pubblicato sul Mucchio 710

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