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Ariel Pink

Dedicated to Bobby Jameson

MEXICAN SUMMER/GOODFELLAS
7.5

È uno dei più grandi retromaniaci del nostro tempo, eppure un suo pezzo si riconosce alla prima strofa. Ariel Pink rappresenta il cliché del musicista che “o lo ami o lo odi”. I contorni del suo personaggio sono sfocati: lui, contemporaneamente prima donna ed espressione di un certo disagio grottesco contemporaneo; la musica, che da Before Today ha seguito una nuova vocazione meno sperimentale e più pop, appiccicosa e pruriginosa. Con i suoi dischi, il rischio dopo un primo ascolto è sempre quello di relegarli al solito pastiche, talvolta più oscuro e deviato, altrove più solare e psichedelico.

Per il losangelino il pop è un’estetica, una sensibilità, un contenitore stratificato: nella ricerca dei suoni, nei giochi di rimandi, nella narrativa visionaria e distorta. Dopo la collaborazione con Kim Foley e il disco con R Stevie Moore, Rosemberg torna a tributare uno dei suoi guru genialoidi e dimenticati, Bobby Jameson. Cantautore di culto, scomparso nel 2015, nel ’65 con Songs of Protest and Anti-Protest anticipava la Summer of Love senza mai raggiungere il successo, anzi ritirandosi prematuramente dalle scene per rimanere nella cerchia dei grandi artisti incompresi (i preferiti da Rosemberg). Dedicated To Bobby Jameson è il racconto della sua vita e carriera, nonché il disco più psych pop – proprio nel senso californiano del termine – di Ariel Pink.

A partire dalla title track, caleidoscopio di chitarre Sixties venato da un organo doorsiano, passando per il garage stralunato di Bubblegum Dreams, il romanticismo chillwave di Feels Like Heaven e una manciata di bozzetti acidi, a volte più sintetici, altre più suonati. Ma la complessità esplode in brani come Time To Live, groviglio di noise e synth disciolto in una melodia che fa l’eco a Video Killed The Radio Star o nel soul funk gommoso di Acting, col featuring di Dâm-Funk, per trovare quiete nell’intimismo di ballate dolciastre e nostalgiche (Another Weekend, la quasi folk Do Yourself A Favor). L’Ariel Pink meno aggressivo e deviato dal 2010 a oggi: che abbia messo la testa a posto?

Pubblicato sul Mucchio n.758

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