Atoms For Peace cop
Atoms For Pieces

Amok

XL/SELF
8.5

Una premessa doverosa: l’incontro fra Thom Yorke, Flea, Nigel Godrich, Joey Waronker e Mauro Refosco, di cui avete letto per bene i contorni nello scorso numero, non è un progetto estemporaneo, che si merita una mole eccessiva di attenzioni solo perché ci sono in ballo nomi importanti (il primo della lista in particolare). O meglio, può anche essere un percorso già finito, nello stesso momento in cui Amok viene pubblicato, ma comunque non si può togliere ad Atoms For Peace la qualifica di album intrigante, convincente e quasi avventuroso. Lontano, ma non agli antipodi, da The Eraser, vera commistione di elementi umani e sintetici, il disco va in una direzione più concreta. Nel 2006 Yorke aveva generato canzoni quasi in perfetta solitudine; il quintetto che ruota attorno ai pezzi, oggi, dà a ognuno una sua tridimensionalità importante. La fusione fra chitarra e voce di Reverse Running, il tramestio percussivo che si intreccia con le pulsazioni dell’elettronica, gli incroci di tempi e armonie. Da Before Your Very Eyes ad Amok. la scelta della sommessità dei modi si oppone alla ricchezza delle suggestioni. Suggestioni in cui l’umano si confronta con l’artificiale, in un equilibrio variabile e sottile, a volte vibrante e a volte volutamente irrisolto.

La voce è meno minacciosa di quanto fosse sette anni fa, il brusio è meno ossessivo, i richiami neri più forti, il gioco di relè più intenso: scrivevamo di suono a tre dimensioni, un gioco di specchi in cui il computer non primeggia ma collabora, aprendo zone d’ombra che i richiamano i Settanta tedeschi, i Joy Division, il Beck di Mutations. Non è facile staccarsi dal prevedibile richiamo dei Radiohead, nemmeno come semplici ascoltatori. Però quest’album, al quale cui auguriamo una grande longevità, fa il paio con la splendida colonna sonora di The Master di Paul Thomas Anderson, firmata da Jonny Greenwood: dalla band di Oxford derivano storie quasi sempre convincenti, e quasi mai puramente derivative. Non riusciamo proprio a dispiacercene.

Pubblicato sul Mucchio 704

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