CHAMBER MUSIC
Ponderosa/Universal

Concepito nella notte di Bamako, tra le quattro pareti dello studio di Salif Keita, da due musicisti alla ricerca di uno spazio di interazione impensabile negli altri progetti in cui, da apprezzati virtuosi dei rispettivi strumenti, vengono abitualmente coinvolti, Chamber Music è una collaborazione che onora il titolo ma allo stesso tempo lo trascende. La musica prodotta dalla kora di Ballaké Sissoko (ha suonato con il collega Toumani Diabaté, con Ludovico Einaudi e Taj Mahal, per dire) e dal violoncello del francese Vincent Segal (un curriculum chilometrico e variegato, l’ultimo cliente Sting, per l’incisione del recente If On A Winter’s Night) non lascia davvero appigli stilistici ai quali fare riferimento: è una musica raccolta, gentile, che occupa comodamente lo spazio che ha scelto di abitare. Nell’interscambio tra i due strumenti, dove il violoncello si avventura spesso, scambiandosi di posto con l’arpa tradizionale maliana, in poco ortodosse – magnifiche però, entusiasmanti – figure di sostegno ritmico, si creano connessioni geografiche più inconsce che dichiarate, tanto immaginarie quanto concrete. Questi brani toccano molteplici luoghi, tutti riconducibili, però, a un mood notturno capace di creare una impressionante unitarietà. Noi ci abbiamo sentito cose diversissime, dal gentile folk celtico che, con tocco á la Nick Drake, si manifesta in Oscarine, alla serenità infantile di una “Ma-Ma” FC che, con le sue linee melodiche rotolanti su arpeggi circolari e percussioni di fortuna, crea una nitida connessione con gli spartiti della Penguin Café Orchestra, alla compostezza sacrale e cameristica della title track, alla solenne Houdestì, evocazione ancestrale dell’Africa subsahariana. C’è anche qualche ospite, come Fassery Diabaté al balafon o Awa Sangho alla voce (Regret): interventi impeccabili i loro, ma è evidente che Chamber Music sia una faccenda a due, il dialogo ispiratissimo tra due menti affini, magistralmente condotto.

tratto dal Mucchio n°668

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