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Bachi Da Pietra

Quintale

LA TEMPESTA/VENUS
8

A ogni giro, una progressione. E questa volta la progressione è più accentuata del solito. Non solo Giovanni Succi impugna per la prima volta un plettro anziché percuotere o pizzicare le corde e Bruno Dorella aggiunge al set percussivo un charleston, ma le canzoni, si legge sul comunicato che accompagna l’uscita, segnano in qualche modo un passaggio dalla poesia alla prosa. I testi sono in effetti più meno elusivi, sempre facilmente intelligibili laddove in passato erano stati a volte biascicati e sussurrati. Un codice più facilmente decifrabile, non c’è dubbio, con coordinate musicali che inaspriscono caratteri blues e rock spingendosi a lambire hard, hardcore e metal.

Quintale, disco pesante e pieno, punta a saturare lo spazio. Se qualcuno sta già pensando “ecco, ci siamo giocati pure loro”, sappia che si tratta di un’impressione assolutamente fuorviante. Tralasciamo pure quel genere di fiducia che si è disposti a concedere a chi, coerente con una lunga storia artistica al di fuori delle convenienze, non ha mai smesso di cercare nuove sfide: questi Bachi da Pietra levigati e compatti sono convincenti come non mai, sempre privi di connotazioni superflue, con i pochi ingredienti aggiunti (il sax lancinante di Arrington De Dionyso in una manciata di pezzi, l’occasionale chitarra di Giulio Ragno Favero che produce il disco) perfettamente a piombo. Mirano costantemente al cuore del problema e non sbagliano: in Sangue, meditazione sulla miseria umana con tanto di growl (“sangue sempre per niente / sangue sempre venite gente”), nelle robuste Paolo il tarlo e Coleotteri, nel blues innodico Brutti versi, nelle più pacate Mari lontani e Dio del suono. E in una Fessura dalla colloquialità prossima all’hip hop, vena che offre interessanti spunti a future evoluzioni del gruppo e che ritroviamo in baratto@bachidapietra.com, presente solo nell’edizione digitale: una dichiarazione di onestà intellettuale nell’era della percepita gratuità della musica che andrebbe imparata a memoria.

Pubblicato sul Mucchio 702

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