FUR AND GOLD
Capitol/Emi

Natasha Khan, titolare del progetto Bat For Lashes, via di mezzo tra pseudonimo, band ed ensemble a geometria variabile, non può di certo lamentarsi. Adottata dalla variopinta e un poco freak famiglia allargata di Devendra Banhart, Cocorosie e compagnia neo-folk, gente con cui ha condiviso palchi per buona parte del 2006, sponsorizzata da un entusiasta Thom Yorke, conquistato da Horse And I, il primo brano in scaletta di questo disco, la ventottenne di origine pakistana e domiciliata a Brighton è destinata a finire sotto i riflettori ed essere gettata in pasto alla vorace macchina dello showbiz britannico. Se diciamo che non può lamentarsi, lo facciamo a ragion veduta: a salvarla dall’implacabile tritacarne saranno, possiamo già fare scommesse, una personalità che ci sembra piuttosto solida e una geografia musicale che aggira l’ostacolo di paragoni a prima vista inevitabili – Björk, Kate Bush (con la quale condivide però una visione multidisciplinare della propria arte, occupandosi di grafica, coreografie e quant’altro) o Sinead O’Connor – innestando su scarne canzoni dalle melodie eteree e arcane (eerie direbbero Oltremanica, togliendo quella patina di retorica al corrispettivo italiano) scarne strutture elettroniche, piano, handclaps, archi sfregati e pizzicati. E un clavicembalo che introduce, senza affondare nelle paludi del kitsch, in un immaginario fiabesco che mescola ancestrali richiami al folklore britannico ed europeo e moderne favole degli anni 80 come E.T. di Spielberg. Come avrete capito la carne al fuoco è parecchia, ma le varie modalità di cottura, sempre riconducibili a un unico tocco, ci sembrano tutte particolarmente apprezzabili: in Whats A Girl To Do il parlato e la batteria spectoriana in apertura costituiscono un esplicito omaggio al decennio di Gainsbourg e delle sue muse pop, Sad Eyes è una ballata rarefatta e fluttuante per voce e piano, Tahiti una giga circolare che si dissolve in angelici cori, Trophy un incalzante duetto con la chitarra e la voce di Josh T. Pearson dei Lift To Experience.

(Recensione tratta dal Mucchio n.636-637 – luglio/agosto 2007)

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