Unknown
Battles

La Di Da Di

Warp/Self
8

La di da di / We like to party” sciorinava trent’anni fa Ricky D. accompagnato da Doug E. Fresh in quella che sarebbe diventata una delle canzoni rap più campionata al mondo e La Di Da Di è il titolo del nuovo album dei Battles. Si può davvero parlare di festa in questo caso o, guidati dalla copertina, stiamo per essere invitati a un più placido brunch tra amici? A distanza di quattro anni da Gloss Drop ma a quattro mesi soltanto da HIVE1 di Tyondai Braxton, innovare la propria ricetta non sembra più essere un bisogno né una necessaria dimostrazione di forza. Libero da ingombranti assenze e riscritture riparatrici, il trio newyorkese può permettersi di lasciarsi andare e fare ciò che gli riesce meglio: comporre partiture colte ma terribilmente godibili in cui le differenti chiavi di lettura evitano di pestarsi i piedi a vicenda. Laddove la tecnica si conferma eccelsa, sopraggiunge la maturità artistica ad alleggerire il tutto.

Possiamo amare le accelerate nervose di The Yabba e sorridere al contempo delle citazioni sparse nei numerosi inserti prog rock. Possiamo cogitare per ore sul significato dei singoli titoli o mollare la presa e immergersi nelle atmosfere molli e inquiete di Cacio e pepe. La band ha mandato l’invito, ma cosa gustare e in che modo è una questione da risolvere da noi. Dot Com è il brano che più di tutti riassume il postulato: i ritmi sono lucidamente inafferrabili, i suoni crudi ed essenziali, nella somma ciascuno mantiene la sua identità. Quando gli stessi iniziano a cedere il passo l’un l’altro, pare quasi di avere scoperto la formula che li ha amalgamati; all’improvviso il pezzo si interrompe ed è un colpo al cuore. Nel troppo pensare si è goduto a metà. Rimandiamo indietro, riascoltiamo col cervello una volta tanto scollegato. Ecco. Ascoltate a mente spenta. Solo così potrete co- gliere certe sfumare, incluso lo humour sfigato che il gruppo ha sempre avuto e che pochi hanno evidenziato. La Di Da Di si chiude con una rilettura di Camptown Races. Non sentiamo dire “Doo dah” ma il brano si intitola Luu Le.

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