200 Million Thousand
Vice/Self

A quanto pare, il recente tour indiano dei Black Lips si è concluso nel migliore dei modi, con la band inseguita dalla polizia (peraltro, si dice, chiamata dal loro stesso promoter) e costretta a lasciare in anticipo il paese. Il motivo? Uno di loro avrebbe fatto stage diving completamente nudo. Una cosa da niente, specie se si considera che tra gli ingredienti di un loro concerto possono esserci, se la serata è di quelle buone, anche minzioni e vomito. D’altra parte stiamo parlando di una delle garage-band più sudice, sgangherate e dissacranti – e, anche per questo, incredibilmente divertenti – che ci siano in giro, capace di guardare al passato (e in special modo agli anni 60) con un ghigno beffardo prima di saccheggiarlo senza pietà. E, sotto questo punto di vista, “200 Million Thousand” non si fa mancare davvero nulla: schegge proto-punk che sembrano cavate a forza dal primo Nuggets, jingle-jangle eccezionalmente alcolici, monologhi sconclusionati da happening sotto acido, ipotesi di Velvet Underground orientali (“Old Man”) e improbabili versioni lo-fi della finta innocenza spectoriana. Roba non esattamente di classe o per palati fini, ma che – ci ripetiamo volentieri – ci piace, e anche parecchio. Una sola avvertenza: spegnere il cervello prima dell’ascolto.

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