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Black Sabbath

13

Mercury/Universal
7.5

Un’attesa spasmodica, concertata a regola d’arte con il ritorno a tutto tondo – lui oggi dice “il recupero umano e artistico” – di Ozzy Osbourne, un tour come preludio e quindi un album presentato come il primo in studio della formazione quasi originaria dei Black Sabbath dal 1978, anno dell’opacissimo Never Say Die. Quasi originaria, perché alla fine Bill Ward non c’è, sostituito alla batteria da Brad Wilk, mentre Toni Iommi, Geezer Butler e Ozzy si sono disciplinatamente messi a lavorare assieme a Rick Rubin, produttore stellare, al suo meglio oramai nel reparto resurrezioni. Il risultato è 13, otto pezzi (che diventano undici nella versione deluxe del disco) granitici, inscalfibili, minacciosi fin dai primi accordi dell’elettrica di Iommi, lo stesso richiamo blues e satanico che aprì la strada a Black Sabbath, nel 1970, appaiato in contemporanea da Paranoid e l’anno dopo da Master Of Reality, in una trilogia oscura come poche altre, nella storia maggiore di quel metal che il gruppo di Birmingham ha sostanzialmente avviato, quarantatré anni fa.
Oggi, di tanta oscurità rimane sostanzialmente, se non il ricordo, la capacità di suonare ancora credibili, nonostante il tempo passato e le tante (troppe) facce che il gruppo inglese ha indossato in una decadenza lunghissima, durata per gli interi Ottanta e per gran parte del decennio successivo. “Questa è la fine dell’inizio, o l’inizio della fine?”, si domanda Osbourne in End Of The Beginning, e una risposta potrebbe essere che la fine c’è già stata e adesso siamo tutti più liberi: liberi anche di ascoltare assolo prevedibili, forse, ma sorprendentemente emozionanti, come quelli che scandiscono Age Of Reason, incorniciano una voce che riesce a essere miracolosamente apocalittica e unica, governano le tempeste di God Is Dead? o Dear Father senza grandi rimpianti. Il resto, in questi pezzi così monolitici e vasti, è classic rock: arriva da lontano, e non può che risuonare potente e magnetico. Grazie, Rubin: missione compiuta.

Pubblicato sul Mucchio 707

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