IN TIME TO VOICES
V2/Universal

I Blood Red Shoes, cioè Laura-Mary Carter (lunghi capelli castani e chitarra) e Steven Ansell (corti capelli biondi e batteria), amano l’affidabilità, se per il terzo album hanno confermato il produttoredi sempre, Mike Crossey (Arctic Monkeys, Foals, Tribes). La ricetta del duo di Brighton è un rock che dosa con scaltrezza elettricità e melodia, sebbene i paragoni, a dispetto delle due voci ad alternarsi al microfono, non siano tanto Pixies o Kills quanto formazioni dal sound decisamente più FM (Foo Fighters, Garbage, Band Of Skulls, Duke Spirit, Joy Formidable). Registrato al Motor Museum di Liverpool, “In Time To Voices” condensa le esperienze degli ultimi anni: arresti alcolici, diverbi con buttafuori, litigi e lotte on stage, rapine e “demolition party” negli hotel. Sì, sulla carta sin troppa vita da premature star, ma alla resa dei conti a noi interessano i frutti sul versante del songwriting, posto come obiettivo primario assieme alla voglia di osare maggiormente: beh, con cartucce come “Lost Kids” o il singolo “Cold” l’impatto fisico è assicurato, mentre “Two Dead Minutes e Down Here In The Dark” tentano soluzioni fuori dalle righe con esito incerto, le ballate “Night Light” o “Slip Into Blue” non rimangono particolarmente impresse e l’assalto filo-punk “Je me perds” è più uno sfizio che altro. Rosso sbiadito, sufficienza in extremis.

Tratto dal Mucchio n°693

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