THE BEATIFIC VISIONS
Rough Trade/Self

Un bel gioco dura poco, si dice. Vero, ma non sempre. Specie se quello che era iniziato come tale si trasforma in qualcosa di ben più vasto. Chiedetelo ai Brakes: il loro debutto “Give Blood” (2005) pareva infatti poco più che un piacevole diversivo per i suoi autori, già attivi in altre formazioni britanniche quali Electric Soft Parade e Tenderfoot; poi però il disco è andato bene oltre ogni aspettativa, e per alcuni di loro è arrivato il momento di ridiscutere le proprie priorità. Per Eamon Hamilton per esempio, che ha lasciato i British Sea Power, di cui era tastierista, per dedicarsi a tempo pieno a questo progetto. Il quale, pur avendo assunto continuità, non ha perso nulla della propria carica ironica. Entrando nel dettaglio, le differenze principali tra “The Beatific Visions” e il predecessore riguardano la mancanza di cover e, soprattutto, un’attenzione maggiore per elementi country prima soltanto accennati. Il che non intacca più di tanto la sostanza di una ricetta che prevede anche abbondanti dosi di indie-rock e punk. Ventotto minuti che tutto fanno tranne che annoiare, con menzione speciale per una “Global Communications” che fa incontrare i Pavement di “Father To A Sister Of Thought” e i Grandaddy.

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