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Built To Spill

Untethered Moon

Membran/Warner
8

Se esistesse un aggettivo per indicare il modo esatto in cui sanno farti sentire certe chitarre, questa recensione si sarebbe esaurita venti parole fa. La sterile terminologia tecnica non fa al caso nostro, ché quando si torna a immergersi in quel suono sono soprattutto le sensazioni a contare. Nemmeno un riferimento cronologico, per quanto dettagliato, potrebbe bastare: a far rientrare i Built To Spill tra i degni eredi di un certo spirito anni Novanta siamo buoni tutti, ma come abbiano fatto a caricarsi quel bagaglio così fragile e a portarselo appresso per più di due decenni senza riportare nemmeno un’ammaccatura, questo resta un mistero.

Per di più, prima di approdare al traguardo dell’ottavo album in studio, la formazione ha dovuto affrontare uno stato di morte apparente: da There Is No Enemy si contano sei lunghi anni di letargo, con un Doug Martsch rassegnato al blocco dello scrittore e già proiettato in intensa fase nostalgica (un tour per risuonare tutto Perfect From Now On che lo ha riportato anche in Italia). Nel bel mezzo del guado gli si ammutina anche la sezione ritmica, gli storici Brett Nelson e Scout Plouf che, forse fiutando una chiusura imminente, prendono la porta. Li rimpiazzano due roadie, Jason Albertini e Stephen Gere: l’entusiasmo dei giovani innesti e l’esempio di un’improbabile band canadese che porta il nome americano di un cartone animato giapponese (gli Slam Dunk, con i quali condivide il palco) fanno capire a Martsch che, parole sue, “la musica è bella, non brutta”(sic) e che tutte le canzoni che ora non gli riesce di scrivere le ha di fatto già scritte, quindi non può essere tanto difficile farlo ancora.

A queste (rassicuranti) conclusioni porta l’ascolto di All Our Songs e di tutto ciò che segue, in volata fino al vittorioso finale di When I’m Blind. Di otto minuti di chitarre che ululano alla “luna slegata”, almeno sei fanno felicemente a meno dei testi: è la riprova che a volte, se le parole che cerchiamo non esistono, è perché non ne abbiamo davvero bisogno.

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