chairlift
Chairlift

Moth

Columbia/Sony
8

La determinazione dei Chairlift, nell’occuparsi in prima persona di ogni aspetto del loro terzo album nello studio di Booklyn che hanno ricavato da una ex fabbrica farmaceutica e nel cercare di compiere intelligentemente il definitivo salto di popolarità, è non solo encomiabile ma persino coraggiosa. Caroline Polachek e Patrick Wimberly hanno fatto tutto per conto loro, dal songwriting alla produzione, e hanno affinato al meglio un’intuizione avuta sin dagli albori, per quanto ormai in voga nell’attuale panorama musicale: unire il pop con l’R’n’B, dunque unire sonorità bianche e nere con uno spirito di contaminazione metropolitano ma, per paradosso, al contempo quasi new age.

Moth si apre con la breve esortazione propositiva di Look Up, poco più di due minuti di rumori di insetti, percussioni esotiche e fiati jazz. Fiati che ritornano già nella successiva, programmatica Polymorphing, dalle timbriche calde e terribilmente funk: nel ritornello soul la voce si distorce pian piano in cortocircuito meta-comunicativo. Poi arriva l’1-2 dei singoloni già estratti come biglietti da visita: Romeo è una sfida d’amore electropop – narrata dal punto di vista della figura mitologica greca Atalanta – che avrebbero potuto azzeccare gli Yeah Yeah Yeahs di It’s Blitz! se provvisti di più potenti ganci melodici, mentre Ch-Ching è una bomba di futurismo catchy che metterebbe d’accordo FKA twigs e Beyoncé. Il coinvolgimento ritmico è confermato dall’hip hop garbato di Ottawa To Osaka, linee sintetiche vorticose e arpeggi orientaleggianti, e dalla spudorata radiofonia danzabile di Moth To The Flame. Ed ecco le ballate: dalla vulnerabilità disarmante di Crying In Public, modernissima nella sua morbidezza, alla sontuosa blackness di una Show U Off in ottica Janelle Monáe o al mood dreamy, quasi björkiano nei pindarici voli vocali di Unfinished Business. Per non farsi mancare nulla, in coda parte No Such Thing: sei giri di orologio abbondanti tra avanguardia e chitarre semi-prog. “Getting what you want can be dangerous / But that’s the only way I want it to be”, canta Caroline in Ch-Ching. E stavolta quello che vogliono, lei e il suo socio, lo avranno per davvero.

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