71hOFb3BGNL._SL1500_
Chelsea Wolfe

Abyss

Sargent House/Goodfellas
8.5

Una mia amica non dorme da quando aveva quindici anni, e aveva quindici anni nel 1989. Da quel momento il sonno è diventato il prodotto di una contrattazione artificiale: pillole, libri, maschere per gli occhi abbandonate tra le lenzuola di quello che più che un materasso ricorda una bara. “Quando non dormi succede che a letto ci vivi” – dice. “Non sai più cosa è dentro e cosa è fuori”. Anche Chelsea Wolfe non dorme e il suo ultimo album Abyss racconta questo smarrimento e assalto che affligge gli insonni. In compenso la cantante legge Ricordi, sogni, riflessioni di Carl Gustav Jung per trovare conferma di quello che sappiamo già dai suoi dischi: la solitudine non deriva dall’assenza di persone attorno, ma dall’impossibilità di descrivere certi sogni che hai fatto. È il motivo per cui la cantautrice californiana risulterà sempre strana anche a chi la frequenta da tempo: i suoi incubi sono talmente banali che ci siamo precipitati tutti – a chi non fanno male croci, onde e spine – ma a un certo punto si trasformano in un’altra cosa; qualcosa che non sapremmo descrivere se non attraverso una progressione sonora catartica e ascensionale, buona per un trailer di Game Of Thrones ma anche per un capitolo di raffinata psicanalisi trascendentale.

Con quella litania che ad alcuni la rende sacra e ad altri insopportabile, è un miracolo che a questo punto della sua carriera Chelsea Wolfe non sia una macchietta ma ancora e solo strana: significa che sa difendere il suo mistero. A svariati anni dal goffo e tenero esordio carbonaro Mistake In Parting in cui dedicava canzonette a tutti quelli che la conoscono, Wolfe è stata tante cose: folk, elettronica e metallara; apocalittica e appenninica, aristocratica e carnivora. Oggi è ancora una creatura notturna ma non succhia sangue, e la vampira di Pain Is Beauty – il suo quarto album ufficiale, del 2013 – è diventata mannara: nulla si dorme e tutto si trasforma.

Prodotto da John Congleton reduce da lavori con gli Swans e St. Vincent, e con inserimenti graditi come i violini di Ezra Buchla dei mai troppo rimpianti Gowns, quasi ogni pezzo di Abyss è una cavalcata messianica, ma la bestia guidata da Chelsea Wolfe non guarda per forza davanti alla ricerca di cattedrali da abbattere o conquistare. Anzi, in tanti momenti la vediamo correre a ritroso, ed è una cosa che in questo disco prima si vede e dopo si sente: il momento in cui la cantante invece di buttarsi dalla scogliera si sdraia sul ciglio del fosso. Essere più scenografica che sonora è una delle accuse mosse dai suoi detrattori, ma è lo stesso problema di chi condanna un romanzo perché troppo cinematografico: se le pagine scritte da Proust come da Curzio Malaparte (chissà se la songwriter ha mai sentito parlare dei suoi cavalli nei laghi di ghiaccio) non fanno vedere prima ancora che sentire, c’è da dubitare sulla salute di un sistema percettivo prima ancora che critico. Tutti gli album di Chelsea Wolfe sono ascrivibili a un’immagine ma, a differenza di quel che direbbe Emidio Clementi, quell’immagine non è condannata a descriverla. È solo quello che sogna: non quello che pensa di essere, non quello che crede di essere, ma quello che è: una guerriera che cambia idea. Dopo gli inserimenti semi-industriali di Carrion Flowers e Iron Moon e dopo la rassegnazione composta di Crazy Love che riporta a quel gran disco che fu Unknown Rooms, Abyss diventa una passeggiata a occhi chiusi senza che qualcuno ti dica dove fermarti e cosa non calpestare; e quando finalmente prendi sonno, lo fai digrignando i denti e salivando fuori controllo. In Color Of Blood Chelsea canta come se qualcuno le avesse ficcato un lenzuolo in bocca e il pezzo, forse uno dei più belli che abbia mai scritto, è un’autoipnosi che cambia continuamente scenari e tempi verbali, fino a quando il pericolo non ha più una forma né un nome. Vorrei farla sentire alla mia amica che non dorme e vive spesso a letto e dice che non sa più cosa sia dentro o cosa sia fuori per farle capire che non importa, perché questa strega mi ha appena spiegato che è la stessa cosa.

Commenti

Ultime recensioni Musica
61AG4lCxU3L._SL1215_
Nick Cave & The Bad Seeds

Skeleton Tree

9

Va alla radice, Nick Cave. Va allo scheletro, perché a volte non resta che radere al suolo...
a1895762218_10
Anohni

Hopelessness

8.5

Un protest album lo si aspettava da tempo da Antony Hegarty. Nonostante la sfilza di album firmati...
8581ba8e7275a0c8a187bc427f9ab28e
BadBadNotGood

IV

8.5

Se al secondo album ufficiale – che poi è il quarto di una produzione splendida e precoce...
tumblr_inline_ob3r9kzV2O1qbab62_540
Russian Circles

Guidance

9

C’è un momento, nella carriera di una band, che rappresenta una sorta di spartiacque, un prima e...
c1645585
Dj Shadow

The Mountain Will Fall

7.5

La cosa divertente, e tristemente paradossale, è che DJ Shadow è riuscito a riavvicinarsi alle vette di...
a4202885575_10
The Dwarfs Of East Agouza

Bes

8.5

Era successo nel 2015 con la collaborazione tra Suuns e Jerusalem In My Heart, accade di nuovo...
005483377_500
Swans

The Glowing Man

8.5

Un’esperienza dal vivo, sia per i musicisti sia per il pubblico: di questo si tratta quando parliamo...
james-blake-colour
James Blake

The Colour In Anything

8.5

The Colour In Anything è il tripudio dell’estetica e della sensibilità di James Blake, fresco della collaborazione...
moonshapedpool_blog-580
Radiohead

A Moon Shaped Pool

8.5

Prima che intervenisse il Diavolo, era Dio che si trovava nei dettagli, citato in tempi e modi...
iggy-pop-post-pop-depression-300x300
Iggy Pop

Post Pop Depression

8.5

Il valore di una cattiva compagnia sa essere inestimabile. Anche senza confermare quell’etichetta da mezzo genio e...
12661828_913097505464862_2974762137926284259_n
Teho Teardo & Blixa Bargeld

Nerissimo

8

Nerissimo è un disco difficile da raccontare, perché racchiude al suo interno un intricato gomitolo di fili...
a0455473221_16
Suuns

Hold/Still

9

Quattro anni da Images Du Futur e, ancora, il suono dei Suuns cambia. Dalla più pura psichedelia...
cavern-anti-matter-void-beats-invocation
Cavern Of Anti-Matter

Void Beats/Invocation Trex

9

In principio era l’improvvisazione. Dopo anni di tecniche improbabili per rinnovare il suono degli Stereolab, Tim Gane...
motor
Motorpsycho

Here Be Monsters

7.5

Quando si dice che ogni occasione è buona. Il pretesto per l’edizione limitatissima di Child Of The...