FURTHER
Parlophone/EMI

Quasi come avessero voluto prenderci in giro. L’inizio di Further è sconfortante: non perché le prime tracce siano così pesantemente ignominiose, no, ma perché a un ascolto attento cogli tutti gli elementi scientificamente catalogabili come tanto fumo e poco arrosto. Ti diverti a pensare che molte persone, a digiuno di elettronica o comunque di bocca buona, troveranno magari fantastiche Snow (apertura di cinque minuti in cui, vocina esile e tappeto elettronico finto-elaborato a parte, non succede nulla), Escape Velocity (una lunga cavalcata di undici minuti anche suggestiva, ma con una grandiosità che alla lunga non è corroborata da un flusso di idee costante: passate le prime due, tre trovate resta solo una specie di Jean-Michel Jarre del Nuovo Millennio), Another World. Stolti. Anche perché, di queste tre, la seconda dovrebbe dare almeno metà royalties a Rez degli Underworld, la terza è invece un riciclo di Star Guitar – uno dei singoli dei Chemical meno riusciti e inventivi di sempre – sviluppato pasticciando un po’ con l’equalizzazione. Ecco. Se non è mancanza di idee questa. Poi però arriva Dissolve e improvvisamente la faccenda cambia marcia. Non accade nulla di sorprendente o spiazzante rispetto al patrimonio sonoro storico dei Chemical, il marchio di Ed e Tom resta riconoscibilissimo e ci si rifà un po’ alle sonorità dell’album d’esordio (bentornato!) o a quelle più psichedeliche di Surrender (ben ritrovato!), ma, accidenti, che qualità, che gusto nello scegliere break di batteria non scontati o nel lavorare i detriti di sample mantenendo da un lato fragranza rock, dall’altro tiro techno, oltre a un’originalità rara. We Are The Night era stato, francamente, un passo falso e a dire il vero pure Push The Button, nonostante il successo commerciale, sfigurava un po’ rispetto agli album storici dei Fratelli. Further li riporta in alto, molto in alto. Il sospetto che i due avessero preso una lenta china discendente come ispirazione è insomma frantumato. Fosse anche solo per una traccia come Horse Power: una delle più devastanti che ci sia mai capitato di sentire.

tratto dal Mucchio n°671

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