clara
Clara Moto

Blue Distance

InFiné
5

“God-bit in him / Dying to fly and be done with it? / The blood berries are themselves, they are very still. / The hooves will not have it, / In blue distance the pistons hiss.” È con questi versi che Sylvia Plath chiuse una della sue poesie più famose (Years) ed è dagli stessi che Clara Prettenhofer (in arte Clara Moto) si è lasciata ispirare per il seguito del fortunato Polyamour (2010), sempre su InFiné. Trovare punti di reale contatto tra la poetessa confessional per eccellenza e la musica contenuta in questo album non è impresa facile. A detta della stessa Moto, il tema affrontato in Blue Distance è lo spazio che separa gli artisti dal pubblico e di come i primi tentino di colmare quel vuoto attraverso la propria arte. Una tale affermazione potrebbe anche trovare numerosi riscontri se non fosse che a dirla è Clara Moto, a cui volgiamo le nostre preghiere affinché ritrovi il senso della realtà. Laddove il debutto dell’artista austriaca si divideva tra minimal, tech-house ed episodi ambient, in Blue Distance le concessioni al dancefloor sono rare e poco originali (Hedonic Treadmill, Placid Kindness), preferendo situazioni downbeat e IDM all’acqua di rose che non si rivolgono a nessuno, che non vanno da nessuna parte… E quel vuoto, anziché essere colmato, rischia un irreparabile allargamento. Peccato, perché su di lei avremmo scommesso molto di più.

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