Stay Poor. Stay Happy

Broken Horse/Goodfellas

Nati inizialmente come alter ego di Jeremy Chatelain (Handsome, Jets To Brazil), per questa loro terza uscita – in precedenza ci sono stati l’ep “Castle Coldshins” (2000) e l’album “High Uinta High” (2002) – i Cub Country sono diventati una band a tutti gli effetti. Il che non ha comunque portato a particolari cambi di direzione nel progetto, sempre immerso fino al collo nell’alt-country, tant’è che non manca all’appello quasi nessuno degli stilemi del genere: intrecci semiacustici di corde e plettri, seconde voci femminili, lap steel, organo e armonica qua e là, il tutto messo insieme con cura e buon gusto. In più, ad aggiungere un po’ di brio, non mancano salutari iniezioni di elettricità, sterzate verso il power-pop (“The West”) e improvvisi cambi di tempo, che però riescono solo in parte nel loro intento. Perché, se singolarmente le canzoni sono solide e gli arrangiamenti pure, alla lunga affiora una certa stanchezza, forse a causa di melodie sì buone, ma che sovente faticano a rimanere in testa. E così, anche se  tutto sommato “Stay Poor. Stay Happy” sta in piedi bene, con una menzione particolare per “Missed The Train” e per la malinconica “If We Should Fall”, ci sentiamo di consigliarne l’acquisto soprattutto – sarebbe eccessivo dire soltanto – agli appassionati della cosiddetta Americana.

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