Sono fuori di melone, questi Datashock, non a caso stimati da un saggio schizzatello come Julian Cope. Trattasi di un collettivo tedesco, messo in piedi da Pascal Hector più di dieci anni fa, che non ha elementi fissi e non ha neanche riferimenti stilistici fissi, se passa con beata nonchalance dal krautrock al noise, dalla drone music al folk o al prog. Lungo quella linea della fantasia che collega Amon Düül, Tamikrest e Dead Skeletons, Keine Oase In Sicht – che sta a significare “nessuna oasi in vista” – è un piccolo monumento al rock nomade, che dal deserto guarda al cosmo, che dalle influenze etniche passa alla propensione psichedelica. Si procede prendendosi tutto il tempo necessario: Mudschahidin der Liebe impiega oltre dieci minuti prima di accendersi, accompagnata da altre due tracce dalla durata altrettanto estesa, una Obsidian Karavan un die acht Drachmen che è copione d’avanguardia terrorizzante e la conclusiva Vor den Toren von Gewas. Lo stesso accade a una title track che cresce in smania, mentre Fanta Morgana acchiappa al volo in reiterazione ipnotica. Audiovisioni strumentali, miraggi sonori che provano a travalicare ogni coordinata spaziotemporale. Talvolta sfiancanti nel loro torpore senza compromessi, proprio come una passeggiata a dorso di cammello sotto il sole cocente. Se ambite a un’estate diversa, recuperateli.

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