Beaurivage
Naïve-N3/Self

Sarà anche un esordio, questo del francese David Grumel, ma è senza dubbio il parto di un artista che non solo ha già le idee chiarissime, ma sa anche come concretizzarle nel migliore dei modi. Forse perché studia musica fin da bambino, forse perché ha gusti che – lo dice lui stesso – svariano dai Depeche Mode alla classica, fatto sta che “Beaurivage” è un trionfo di arrangiamenti ricchi e ariosi, in cui la parte del protagonista la svolgono pianoforte e archi, ma che non disdegna qualche incursione in ambito elettronico, con una particolare predilezione per certe atmosfere notturne care al trip-hop che fu. Un’influenza, quest’ultima, che si avverte soprattutto nelle tracce strumentali, dove fa capolino più di una volta pure lo spirito buono degli Air. Nei brani cantati, invece, l’accento si sposta verso un pop orchestrale raffinato e privo di spigoli, ma che non si fa mancare qualche piacevole divagazione black (“Until The End Of Time”, con tanto di citazione di Marvin Gaye). Grazie a una perizia estrema e a una cura maniacale per i dettagli, Grumel ha dato vita a un disco caldo e – a tratti – romantico, forte anche del contributo in fase di produzione e mixaggio dell’islandese Bardi Johannsson (Bang Gang, Lady & Bird), uno che di eleganza in musica se ne intende. Gli ascoltatori dai gusti più zuccherini e meno sanguigni apprezzeranno.

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