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David Lynch

The Big Dream

Sunday Best/Pias
8

Ha abbandonato il cinema perché i tempi sono cambiati e non c’è più spazio per chi, pur ampiamente consegnato alla Storia, porta avanti discorsi altri. Che spazio, dunque, può trovare David Lynch in un panorama discografico contraddistinto da iperproduzione, sovraffollamento ed estrema velocità? Eppure lo trova, in naturale scioltezza.
L’artista americano punta sul connubio fra elementi soltanto all’apparenza opposti, volti a un unico scopo: trasmettere vibrazioni. Vibrazioni che arrivano da un cuore old style, affezionato alle forme primordiali del blues, e sono elaborate da un’immaginazione tuttora assai fervida, proiettata sulle ipotesi del domani. Non è un caso se l’unione fra strutture tradizionali, frutto dell’improvvisazione derivata dal jazz, e l’uso dell’elettronica potrebbe accomunare il regista a emergenti come Dirty Beaches o in misura minore Daughn Gibson. Lynch dà le piste ai coetanei ma procede senza perdere il passo con le nuove leve.
Per questa seconda avventura di studio la scelta della spalla in fase di scrittura, esecuzione e produzione cade ancora una volta su Dean Hurley. Rispetto all’ottimo, cupo e paranoico Crazy Clown Time del 2011, The Big Dream concede però maggior campo al gioco e alla musicalità, sporcata da una voce così effettata da risultare sfuggente e indefinibile: che sia con i riverberi di una title track che è inno ai sentimenti, che sia con una Last Call che lascia aprire la nenia ipnotica del recitato in un ritornello suadente, che sia con il nebbioso groove a spirale di Wishin’ Well oppure l’incedere imperioso di Say It. Allo storytelling ossessivo di Star Dream Girl si associano senza colpo ferire una ballata come Cold Wind Blowin’ e le dilatazioni dolenti di The Line It Curves, alla cover di Bob Dylan con la testa a Nina Simone di The Ballad Of Hollis Brown si abbina il singolo intonato da Likke Li, I’m Waiting Here. Le strade perdute sono quelle della mente, che talvolta portano alla legittima concretizzazione di grandi sogni.

Pubblicato sul Mucchio 708/709

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