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Deafheaven

Sunbather

Deathwish
8

Ogni cosa ha il suo post. Scoccia eccome dover prestare il fianco alle teorie dei post-tuttologi, che sull’ubiquità del prefisso stanno marciando ben oltre il lecito; ci eravamo convinti tutto sommato che, per quanto hardcore prima e metal poi abbiano da tempo allentato le briglie per diventare qualcosa di altro da sé, almeno i fratellini tosti come Death & Black fossero destinati a tener duro, restare i bastioni saldi per nicchie di pochi irriducibili. E invece…
La storia della band di San Francisco è iniziata non troppo tempo fa, con un titolo come Road To Judah e una ragione sociale che mette in fila due parole tutteattaccate, in omaggio agli amati Slowdive. Così raccontano loro, almeno: a ben vedere, di nomi con gli stessi requisiti se ne troverebbero sì e no qualche altro migliaio, ma il riferimento agli animatori dello shoegaze è strategico per dare ad intendere quel che accadrà. E accadrà che la doppia natura della combo diventerà un tutt’uno solo in corrispondenza di questo secondo lp, dove “le parti metal più metal e quelle non-metal molto più non-metal”. Parole dei diretti interessati, contorte ma veritiere: su disco il growl di George Clarke che, stando ai video che girano in rete, dev’essere la prima attrazione in sede live (guardatelo come suda, in maniche di camicia…), svolge una funzione vicaria pari ad un accompagnamento ritmico, un effetto drammatico, se preferite. Di certo la sostanza musicale di Sunbather si trova altrove, nel mood malinconico delle chitarre che si intrecciano su Irresistible o magari negli inserti d’ambiente sotto i quali cova il fuoco di Windows. Se ci sia qualcosa, e che cosa, di davvero “nuovo” tra queste tracce potrebbe essere oggetto di un’altra annosa digressione, che la recensione di un disco tanto ben riuscito non merita di ospitare. Per ora ci accontentiamo di constatare che, se esiste un “dopo” anche per il black metal, potrebbe non trovarsi troppo lontano dall’ipotesi di questo Paradiso per Sordi.

Pubblicato sul Mucchio 708/709

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