Heavy Ghost
Asthmatic Kitty/Goodfellas

L’ascolto del magnifico album – perché, chiariamolo subito, “Heavy Ghost” è davvero magnifico – con cui esordisce David Michael Stith, lascia due interrogativi. Il primo, assolutamente fisiologico anche se questa dozzina di composizioni dovesse essere ascoltata con la testa sotto la sabbia, porta a chiederci se senza il successo planetario di un artista così fuori dalle convenzioni come Antony Hegarty questo disco sarebbe stato ugualmente pubblicato oppure sarebbe finito sul fondo del cassetto di qualche sprovveduto label manager. Al dubbio – che, ovviamente, resterà senza risposta – se ne aggiunge, immediatamente, un secondo: se, cioè, l’opera di Stith debba essere intesa come pura e semplice rivisitazione (parlare di plagio mi sembrerebbe offensivo…) di quella dell’autore di “The Crying Light” o se, al contrario, possiede valenza artistica individuale. Chi scrive propende, senza dubbio, per la seconda ipotesi: nonostante alcuni passaggi di “Heavy Ghost”, in modo particolare quelli segnati da andatura eterea e dalle note di un pianoforte (vengono in mente “Pigs e Pity Dance” ma pure “Thanksgiving Moon”), non avrebbero affatto sfigurato su “I Am A Bird Now” (e in ciò non v’è nulla di cui vergognarsi, ci mancherebbe), è pur vero che il musicista di stanza a New York possiede tutte le carte in regola per farsi apprezzare esclusivamente in virtù del proprio repertorio. Che spazia, con assoluta maestria, dal gospel come lo si deve intendere nel terzo millennio ai cori da chiesa che si intrecciano con il dramma del distacco sottolineato dagli archi e dal pianoforte (“Fire Of Birds”, “Morning Glory Cloud”), fino alla chitarra acustica e a movimenti da jazz club in un caleidoscopio che mira alla perfezione (e, a ben vedere, ci si avvicina non poco) e che finisce, addirittura, per scomodare i suoni dell’Africa (“Spirit Parade”) in un dolce arcobaleno di vellutate sensazioni. Un po’ Joe Jackson (“Isaac’s Song”), un po’ The Housemartins (“GMS”), David Michael Stith dimostra di possedere un talento tanto cristallino che è impossibile immaginare dove lo possa condurre.

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