DRINKS
Drinks

Hippo Lite

Drag City
7

Cate Le Bon lo aveva dichiarato tre anni fa: “Nelle interviste ti fanno sempre domande tipo ‘Quale potrebbe essere la tua collaborazione da sogno?. Io risponderei Tim Presley e so che lui farebbe il mio nome”. Era una dichiarazione particolarmente conveniente ché i due avevano appena unito le forze fondando i DRINKS e pubblicando da lì a poco un primo lavoro, Hermits On Holiday (non particolarmente riuscito, ma quella è un’altra storia). Tuttavia, non si trattava di studiata piaggeria. La stima tra i due artisti era evidente già da tempo, li aveva visti insieme sul palco con i White Fence di Presley ed è sopravvissuta agli stessi DRINKS, tanto che l’ultimo album dell’artista americano, The Wink del 2016, venne prodotto dalla stessa Le Bon.

È dunque moderata la sorpresa nell’apprendere l’arrivo di un nuovo disco firmato da entrambi; forse il progetto era stato semplicemente parcheggiato in attesa di giorni più propizi? Il tempo, in questo caso, è fondamentale. Hippo Lite ne ha richiesto diverso affinché prendesse forma e vedesse la luce. Un mese, per essere precisi, periodo in cui i due artisti hanno vissuto in una casa di pietra a Saint-Hippolyte-du-Fort, comune con meno di 4.000 abitanti nella regione dell’Occitania. Immersi nella natura, senza connessione Internet e con pochi contatti esterni, Le Bon e Presley hanno scelto di auto-confinarsi e proprio grazie a questa condizione hanno vissuto una rinnovata libertà, scevri da pensieri che non fossero la musica e l’ambiente intorno a loro. Quanto quest’ultimo li abbia assorbiti, influenzando il risultato finale, si palesa fin dal primo ascolto.

Se la musica dei DRINKS non ha spostato di molto il proprio raggio di azione rispetto alla prova precedente, i suoni d’ambiente (veri o artefatti, poco importa) danno ai brani un vigore inaspettato. È sbagliato continuare a considerarli suoni: il modo in cui vengono sfruttati li eleva a strumenti veri e propri. È questa una delle caratteristiche che salva Hippo Lite dalle stesse critiche mosse per Hermits On Holiday, insieme a una sopraggiunta maturità artistica che ha spinto il duo a farla finita con i lazzi e i giochi fini a se stessi, senza per questo perdere la voglia di divertirsi. Al contrario, c’è molto con cui baloccarsi lungo i 35 minuti scarsi di questo album. Basti pensare a Real Outside, non a caso scelto come primo singolo, le cui stranezze sonore e lo scorrere sulle corde non riescono a scalfire la bellezza della semplice e stralunata melodia. Oppure all’inquietante e malata sonata al chiar di luna che è When I Was Young. O ancora a Ducks, canzone che potenzialmente potrebbe regalare mal di testa coi fiocchi e che invece fa della ciclicità (tanto degli strumenti quanto delle strilla) il suo pezzo forte e, in ultima analisi, il gancio a cui rimanere appesi. Va detto, il titolo migliore del lotto è anche quello in cui i DRINKS rifuggono il ruolo di sperimentatori forzatamente strambi, consegnando una gemma di psichedelia pop: You Could Be Better. Un invito che per fortuna hanno accolto.

 

Pubblicato sul Mucchio Selvaggio n. 765

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