edible woman
Edible Woman

Daunting

BloodySound Fucktory
6

Dopo la confusione fatta sul numero attualmente in edicola, dovuta tanto alla poca chiarezza del press sheet, quanto alla nostra distrazione, un’analisi riparatoria di questo mini album risulta necessaria. Cominciamo col fare chiarezza. Come nel passato della formazione, anche su Daunting le collaborazioni assumono un ruolo specifico nella realizzazione dei brani. Così, al quinto atto nella discografia dei Nostri, settimo se si considerano lo split del 2009 per Smartz Records con Drink To Me e quello di quest’anno su Old Bicycle Records con Tante Anna, suonano, sì, Andrea Giommi e Nicola Romani, membri fondatori attorno al quale ruota il progetto Edible Woman, ma anche Cesare Petulicchio (già dietro le pelli dei Bud Spencer Blues Explosion), Simon Skjødt Jensen aka Own Road e sopratutto Lorenzo Stecconi (tra le altre cose, chitarrista nei Lento) che firma anche la registrazione, il mix e il mastering del disco.

Daunting mostra una band alle prese con brani prevalentemente elettronici. Dovendo rilevare un fil rouge con i recenti trascorsi, di Nation (2013, Santeria) in Daunting resta un approccio à-la Teardrop Explodes, specie nella fusione tra spirito wave e psichedelico. Poco importa che si consumi tutto in sortite vicine al Mike Patton più confidenziale o nei quasi nove minuti della title track, quasi figlia degli Spiritualized. Daunting è uno di quei lavori che conquista o si detesta, in quanto prototipo del disco non destinato a fare la storia di un filone già decodificato (tante e diverse tra loro le influenze, persino detriti blues, noise e funky) né l’apice di chi lo ha partorito, ma la rappresentazione, riuscita, di un personale modo di rielaborare il passaggio tra rock da foraggio per radio e quella rivoluzione sonora che a partire dagli anni Settanta ha scardinato il comune senso di intendere un genere come univoco, ci induce a confermargli un 6 pieno.

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