TOMORROW MORNING
Coop/Self

Chi legge queste pagine non ha bisogno di lunghe dissertazioni sul mondo di E. Un mondo fatto di amara pazzia e di una malinconia inestinguibile, autobiografica, che Mark Oliver Everett ha ultimanente affidato anche alla pagina scritta (Rock, amore, morte, follia, in Italia pubblicato da Elliot) e che ha dato voce a un pop denso di riferimenti retroattivi e di suggestioni troniche. Album spesso riusciti, non sempre baciati da un grande successo di pubblico, ma sempre tenacemente fedeli a se stessi. Tomorrow Morning completa una vera e propria trilogia, consumata in poco più di un anno, che comprende Hombre Lobo e End Times: i toni si sono progressivamene sfumati, al punto che le canzoni del nuovo disco sono a tratti quanto di più crepuscolare gli Eels abbiano mai pubblicato (vedi The Morning o I’m A Hum ming bird) e, nei momenti maggiormente agitati, non si staccano da celebri esempi della discografia passata (le già sentite, per esempio, Baby Loves Me o Spectular Girl), nonostante il consueto uso dell’elettronica vintage. Un po’ troppo opaco, a esser sinceri: con tutta la stima dovuta, forse questa volta si poteva procedere con lentezza e permettere all’ispirazione di crescere meglio.

tratto dal Mucchio n°674

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