ROOMS FILLED WITH LIGHT
Atlantic/Warner

L’esordio “Reservoir”, nel 2009, aveva candidato i Fanfarlo a possibili eredi (eh, sì… oggi si vive molto in fretta) degli Arcade Fire, già modello stilistico per le nuove generazioni. Sarà principalmente perché il quintetto londinese mescola pop, rock e folk con efficaci intrecci vocali e una strumentazione a dir poco ricca: caratteristiche abbastanza diffuse, ma a contare è come le si maneggia. Le buone potenzialità si sono ora tradotte in dodici brani che si accendono come tante lampadine, come di pari passo si accendono le idee. “Rooms Filled With Light”, infatti, è un deciso passo avanti, sia per quanto riguarda una qualità di songwriting superiore alla media, sia per merito di arrangiamenti curatissimi e mai uguali a se stessi. È proprio la varietà del tutto, senza sacrifici in termini di immediatezza e ganci melodici a sorprendere ampiamente in positivo.
Si va dalle eleganti orchestrazioni di “Replicate”, dove il frontman Simon Balthazar vanta un pathos alla Patrick Wolf, alla new wave di “Deconstruction”, che opta per un improbabile mix di Cure e Talking Heads prima di avvitarsi su note di pianoforte. Fiati, percussioni e linee sintetiche trainano le briose marcette “LensLife” e “Tunguska” (in quest’ultimo caso immaginate gli Smiths ibridati coi Beirut), mentre la policromia lascia posto a una maggior cupezza con “Shiny Things” – partenza da crooner, sviluppo moderno e ritmato – ed “Everything Turns”, intermezzo strumentale tra sperimentazione e retrogusto alla These New Puritans. Le radici brit affiorano in “Tightrope”, con ritornello killer e fischiettii disneyani, oppure in “Feathers”, che in quanto a nuance esotiche rammenta i migliori Guillemots. Il lirismo sospinto dagli archi di “Bones”, che sfuma con pulsanti battiti elettronici, e “A Flood”, che sfrutta l’alternanza tra canto maschile e femminile, è da far schiattare d’invidia i Coldplay. Non si dovrebbe in sede di recensione elencare quasi tutte le tracce in scaletta? Non si dovrebbe, ma se succede un motivo ci sarà. Eureka!

Tratto dal Mucchio n°693

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