Flume cop
Flume

Flume

TRANSGRESSIVE/UNIVERSAL
5.5

Vabb?. Vediamo quanto durerà. Ora improvvisamente la cosa più hipster del momento è l’hip hop/R&B destrutturato, quello che fino a ieri ascoltavamo in cinque, sfigatissimi malati di mente, noialtri gente nerd di ultima che mai c’avrebbero invitati nei party giusti perché troppo poco attenti all’outfit. Ora improvvisamente certi suoni e certe ritmiche lente e storte le senti ovunque, con l’aggiunta della componente trap (perché il tamarro fa tanto yeah, all’improvviso: mah?) oppure della componente indie-sognante-malinconica. Ecco. L’austrliano Flume deve averlo capito così bene o deve essere talmente figlio dei tempi che questa lezione l’ha fatta sua in modo quasi inquietante. Questo suo disco d’esordio, infatti, pare un album-Frankenstein con tutte le cose che possono funzionare al momento, che rientrano nei gusti hipsterici qui&ora. Tutte. Troppe. Forse è involontario, ma il risultato finale dà un corpus musicale che brutto non è ma pare troppo furbetto e paraculo per sedurre davvero. Dovrebbe fare una scelta di campo, Flume: se concentrarsi sul lato hip hop, se lavorare di più sul R&B futurista con le voci pitchate, se dedicarsi a rifinire al meglio il lato melodico della faccenda. Ora che tenta di fare tutto questo contemporaneamente, è gradevole ma nulla più. Anche al netto della polemica contro le evoluzioni di gusto da hipster.

Pubblicato sul Mucchio 703

 

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